HomeAskanewsMinetti, Meloni ‘blinda’ Nordio: mi fido di lui, escludo sue dimissioni

Minetti, Meloni ‘blinda’ Nordio: mi fido di lui, escludo sue dimissioni

Roma, 28 apr. (askanews) – Ieri la telefonata con la presidente del Consiglio, oggi l’incontro con il sottosegretario Alfredo Mantovano. Palazzo Chigi blinda così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e lo fa attraverso la viva voce di Giorgia Meloni. La premier, a sorpresa, si presenta in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Da una parte, certo, c’è la necessità di spiegare le misure appena varate del decreto lavoro, ma dall’altra c’è anche l’esigenza di provare a chiudere, almeno per quanto riguarda le responsabilità del governo, il caso della grazia concessa a Nicole Minetti su cui, a seguito di un’inchiesta giornalistica, sono emersi elementi che hanno costretto il capo dello Stato Sergio Mattarella a chiedere che vengano acquisite maggiori informazioni. “Mi fido di Nordio”, dice secca. Quanto alle richieste dell’opposizioni affinché il Guardasigilli faccia un passo indietro, la premier le rimanda al mittente: “A oggi escludo ipotesi di dimissioni”.

D’altra parte la presidente del Consiglio non si limita a una (lunga) introduzione sul provvedimento fatto in vista del 1* maggio per “ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro per fare grande la nostra nazione”, ma risponde anche alle domande. Tra le quali, ovviamente, non poteva mancare quella sul caso che sta agitando i palazzi. Meloni dice di aver appreso lei stessa della vicenda dalla stampa, di averne chiesto conto al Guardasigili, poi si dilunga in una spiegazione sulle procedure di solito utilizzate per questo tipo di richieste. “Dall’inizio di questo governo – sottolinea – il ministero della Giustizia ha ricevuto 1241 domande di grazia” e ne ha “trasmesse alle procure generali 1045” escludendo quelle “che avevano dei vizi di forma”. Di queste migliaia “tornano con parere favorevole poche decine” e a quel punto il ministero della Giustizia “tende a confermare” il parere positivo e così fa anche il presidente della Repubblica anche se, sottolinea, “non è il mio ruolo” entrare nel merito delle scelte del capo dello Stato. Insomma, sottolinea, “questo provvedimento non ha seguito in niente un inter diverso, è stato portato avanti nel rispetto della legge e della prassi”.

Tutto viene rinviato all’istruttoria della Procura generale, in questo caso quella di Milano. “Sicuramente se è vero quello che emerge dall’inchiesta giornalistica qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto” spiega la presidente del Consiglio che però insiste nel dire che questo “non è un lavoro che fa il ministero” che “non ha gli strumenti per operare indagini” e quindi “difficilmente” poteva sapere “qualcosa che non sapeva la Procura generale”.

Mantovano sostiene che “non si tratta di scaricare la colpa su nessuno”: semplicemente – afferma – ciò che era presente nel fascicolo arrivato a via Arenula lasciava “pochi margini alla valutazione del ministro”. Restano le ombre di una documentazione che a questo punto mostra di essere incompleta, a questo fine la procura ha chiamato in causa l’Interpol “facendo partire gli accertamenti su tutti gli aspetti emersi”. Accertamenti su cui la stessa premier si dice d’accordo.

Ma lo ‘scudo’ a Nordio e le spiegazioni della premier non bastano alle opposizioni. “Non mi stupisce che Meloni difenda il suo ministro, lo ha difeso anche sul gravissimo caso di Almasri”, dice la segretaria del Pd, Elly Schlein.