Siena, 29 ott. (askanews) – Mps sempre più vicina a Ca’ de Sass. L’assemblea cruciale per il futuro del Monte si è conclusa senza sorprese, con la bocciatura delle operazioni straordinarie predisposte dall’Ad Luigi Lovaglio per difendersi dall’Opas di Intesa Sanpaolo, che ora ha la strada spianata per la futura conquista del Monte, in tandem con il gruppo Unipol. A poco più di sei mesi dall’assemblea che, contro ogni pronostico, aveva sancito la vittoria di Lovaglio, oggi a Siena è invece calato il sipario sul suo progetto industriale, avviato lo scorso anno con l’acquisizione di Mediobanca. Ad essere stata bocciata, infatti, è stata anche l’operazione di fusione di Piazzetta Cuccia in Mps, che aveva già avuto il via libera dai rispettivi cda e dalla Bce.
L’esito del voto era già stato deciso nelle ultime settimane dagli schieramenti di forze che si erano espressi a favore di Intesa Sanpaolo, che a inizio ottobre aveva ritoccato la sua offerta subordinandola alla bocciatura delle operazioni su Banco Bpm e Banca Generali. Le posizioni annunciate dai grandi azionisti – a partire da Delfin e dal gruppo Caltagirone – e le indicazioni negative emerse dai proxy advisor non lasciavano speranze a Lovaglio. E oggi i numeri sono stati implacabili: in assemblea (presente il 66% circa del capitale della banca) a votare no all’Ops su Banco Bpm è stato il 91,1% dei presenti, per Banca Generali il 90,9%.
“E’ andata esattamente come avevamo previsto”, ha ammesso l’Ad di Mps, che ha puntato il dito contro la mossa di Intesa Sanpaolo. “L’ultimatum posto ha compresso lo spazio per un confronto tra più opzioni alternative, senza quell’ultimatum, la partita sarebbe ancora aperta”, ha osservato. “Le nostre proposte, industrialmente valide, avrebbero potuto essere confrontate, esaminate nel merito, con maggiore tempo e con tutti gli elementi informativi necessari. Si pensava di andare in campo a giocare la partita, ma non ci siamo potuti andare per l’ultimatum di Intesa”.
Bocciatura meno sonora per l’operazione di fusione di Mediobanca, ma l’esito non cambia, coi titoli di coda sul completamento di un progetto che aveva visto un quasi plebiscito all’assemblea del 2025 e la cui efficacia era prevista entro quest’anno. In questo caso, i voti contrari sono stati il 63,65% del capitale presente, i favorevoli il 32,91%. “Ci ha sorpreso il cambio di rotta di Intesa Sanpaolo, inizialmente favorevole alla fusione e successivamente orientata ad auspicarne la mancata approvazione”, ha sottolineato Lovaglio. “Quando un attore così rilevante cambia posizione in modo cosi netto il contesto dell’assemblea cambia di conseguenza”. Ca’ de Sass aveva infatti auspicato che la fusione di Mediobanca venisse realizzata successivamente all’Opas per minimizzare il rischio di ripercussioni negative nelle attività di integrazione informatica e operativa dei sistemi e di evitare il rischio di duplicazione di costi.
Nonostante la triplice bocciatura, Lovaglio non si sente però sconfitto nè tantomeno sfiduciato dai soci, rivendicando di aver costretto Intesa Sanpaolo a far alzare il prezzo dell’Opas. Il rilancio, ha detto, “dimostra nei fatti che le nostre iniziative hanno rafforzato il potere negoziale degli azionisti, quindi abbiamo fatto il nostro dovere. Siccome hai fatto guadagnare, hai fatto alzare il prezzo e gli azionisti incassano 800 milioni in più, pensi che gli azionisti ti vogliono sfiduciare?”.
Lovaglio, che nel corso delle oltre sei ore di assemblea (tra le poche rimaste “aperte”) ha incassato nel corso degli interventi il sostegno unanime dei piccoli soci, ha assicurato che “la partita non è finita” e che il risultato odierno “non è il verdetto finale sul futuro del Monte”. “Tra il voto di oggi e l’obiettivo dichiarato di Intesa Sanpaolo c’è ancora una strada lunga – ha spiegato -. La partita decisiva si giocherà sulle condizioni effettive dell’Opas, sulle decisioni dell’Antitrust e sul livello di adesione. E proprio perchè la partita non è finita, il nostro compito, da oggi, resta semplice: continuare la positiva dinamica dei risultati, proteggere clienti e dipendenti, massimizzare il valore per tutti gli azionisti e fare in modo che ogni scelta futura rispetti il Monte, Siena, la Toscana e tutti i territori nei quali operiamo”, ha concluso.

