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domenica, 18 Gennaio, 2026
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Natale senza riparo a Gaza

Tregua mancata, aiuti insufficienti e bambini che muoiono di freddo: la Striscia di Gaza vive un Natale di dolore che interroga la coscienza del mondo e il comune senso di umanità.

Un Natale che interroga il mondo

Nella sua prima omelia di Natale, Papa Leone ha richiamato con parole nette la tragedia che continua a consumarsi nella Striscia di Gaza. Nonostante una tregua in vigore da settantasette giorni, le condizioni della popolazione non migliorano. Gli aiuti umanitari non arrivano con regolarità, le quantità sono insufficienti, spesso rallentate o bloccate da controlli e restrizioni. Anche quando riescono a entrare, un sistema sanitario e logistico gravemente compromesso non è in grado di garantire il necessario, soprattutto ai più fragili.

Da Gerusalemme, pochi giorni fa, anche Padre Faltas ha parlato senza mezzi termini di una situazione tragica: «serve tutto, manca cibo, mancano rifugi e i bambini muoiono di freddo». Un appello alla comunità internazionale affinché si ponga fine a questa tragedia, ricordando che senza pace in quelle terre non potrà mai esserci pace nel mondo.

Morire di freddo nella Striscia

A Gaza si continua a morire, non solo sotto il fuoco, ma anche per la mancanza dei beni di prima necessità. Le piogge torrenziali, come riportano i rapporti dell’ONU e di Medici Senza Frontiere, hanno distrutto solo nell’ultima settimana 125.000 tende. L’acqua penetra nei rifugi precari rendendo la situazione insostenibile, soprattutto per chi è più vulnerabile.

Per i bambini non c’è serenità e non è più scontato neppure il diritto a nascere. Nei primi giorni di vita, quando la fragilità è massima, mancano le cure primarie, il calore, la protezione. È in questo contesto che si consuma una delle forme più silenziose e crudeli di morte.

Mohammed, un mese di vita

Mohammed Khalil Abu al-Khair aveva appena un mese. È morto pochi giorni fa per ipotermia. Era uno dei tanti bambini sfollati con la propria famiglia nelle zone meridionali della Striscia di Gaza. La notte in cui si è spento, le temperature erano basse, accompagnate da pioggia e vento. Il piccolo ha iniziato a manifestare segni evidenti di sofferenza: il corpo freddo, la respirazione debole, una progressiva perdita di reattività.

Portato all’ospedale Nasser di Khan Younis, le sue condizioni sono peggiorate rapidamente. I medici hanno parlato di ipotermia severa. Dopo appena due ore, Mohammed è morto. Non per una malattia, ma perché nessuno si è impegnato concretamente a interrompere

questo strazio.

I bambini e il fallimento morale

Secondo Save the Children, sono almeno ventimila i bambini morti in questo massacro. Un numero che, verosimilmente, supera quello delle vittime che alcune stime attribuiscono ai militanti di Hamas. A Gaza si registra il più alto tasso di amputazioni infantili al mondo, spesso eseguite senza anestesia.

I bambini smascherano la disumanità. Davanti a loro ogni giustificazione crolla e lascia spazio a un fallimento morale che non può essere rimosso né relativizzato.

La Sacra Famiglia, oggi

È difficile non pensare al parallelismo tra ciò che affrontano queste povere anime e quanto fu imposto alla Sacra Famiglia. Proprio in quelle terre in cui Gesù nacque e da cui passò durante la fuga in Egitto, si sta consumando una tragedia che parla anche al nostro presente.

«Gesù è nato in una stalla perché non c’era posto per Lui», ha ricordato il Santo Padre, «scegliendo di venire al mondo così per condividere fino in fondo la nostra umanità», identificandosi «in chi è scartato ed escluso». E ancora: «Se ognuno di noi si mettesse nei panni di chi soffre e si facesse solidale con chi è più debole e oppresso, il mondo cambierebbe».

Riconoscerlo oggi

Forse oggi Gesù rinascerebbe proprio laggiù, dove manca il riparo, dove nascere e sopravvivere non è più scontato, dove una madre cerca un luogo caldo per partorire, mentre il potere discute e la fragilità attende, sofferente.

Forse il senso del Natale è tutto qui: chiederci se oggi saremmo capaci, se rinascesse, di salvarlo o almeno di riconoscerlo.

Io, purtroppo, la risposta l’ho già trovata tra quelle macerie.