Un ritorno che nasce dalla crisi
Nell’attuale situazione politica, segnata dalla crisi dei partiti e dalla netta insufficienza delle classi dirigenti, ritornano forti le nostalgie per la vecchia e cara Democrazia Cristiana.
Avevamo cominciato noi che, con Silvio Lega e Clelio Darida, sollecitati dall’amico On. Publio Fiori, dal 2011 avevamo tentato di riattivare il partito della DC “mai giuridicamente sciolto”.
Non ci siamo riusciti, se alla fine si sono attivate una decina di Democrazie Cristiane, l’ultima delle quali, guidata sino a pochi mesi fa da Cuffaro e oggi da un certo Samorì, decisamente schierata a destra, contro la migliore tradizione politica del partito di De Gasperi e Moro, ossia quella di un partito di centro che guarda a sinistra.
Tra memoria e nuove aggregazioni
Da un lato, gli amici della primavera DC o area degasperiana sono pronti a ritrovarsi attorno ai valori del leader trentino; dall’altro, a sinistra, gli amici di Più Uno, guidati da Ernesto Ruffini con il sostegno del Centro Democratico di Bruno Tabacci, lavorano all’organizzazione di un centro ampio, democratico, liberale e riformista, capace di aggiornare l’esperienza dell’Ulivo nel campo largo della sinistra.
È interessante l’iniziativa assunta nei giorni scorsi a Roma dagli amici Casini e Franceschini, che hanno riunito, nel ricordo di Benigno Zaccagnini, molti ex dc protagonisti di quella stagione.
Non ero presente a quell’incontro, del quale ho avuto notizia da una telefonata dell’On. Gilberto Bonalumi, mio delegato del MG DC negli anni ’70. Nella successiva riflessione pubblica ho ricordato come, insieme all’amico Angelo Sanza, proprio al Congresso dell’Eur raccogliemmo i voti per la candidatura a segretario politico di Zaccagnini. Una figura a me cara anche per i frequenti incontri personali, nelle tratte Bologna-Roma, durante i quali abbiamo avuto modo di confrontarci sulla DC e sulla politica italiana e internazionale.
Il limite della nostalgia
È tutto un fiorire di iniziative che, se da un lato esprimono un sentimento diffuso di nostalgia, dall’altro non sono ancora sufficienti a far maturare qualcosa di concreto nella direzione di una ricomposizione politica della nostra area.
Chi ha seguito i miei interventi sul tema sa bene come questo progetto sia stato il filo conduttore del mio impegno politico: dalle note di don Chisciotte degli anni ’80 fino alle recenti pubblicazioni, Demodissea e Scuola di Democrazia Cristiana, cui seguirà un nuovo saggio sull’ultimo biennio segnato dall’ascesa della destra meloniana e dall’attuale assetto di governo.
La necessità di una nuova classe dirigente
Se le iniziative dell’area degasperiana, rilanciate anche dall’incontro degli ex parlamentari dc a Roma, dovessero trovare uno sviluppo credibile, non potrei che accoglierle con favore e unirmi ai sostenitori.
L’Italia ha bisogno di una classe dirigente più preparata di quella espressa fin qui dai “nominati” del rosatellum: una classe dirigente ispirata ai valori del cattolicesimo democratico, popolare, liberale e cristiano-sociale, capace di sostenere programmi politico-economici e sociali fondati sulla dottrina sociale cristiana.
Programmi che, come nella migliore esperienza della DC, sappiano coniugare gli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari: in una parola, quelli che Giorgio La Pira definiva “gli interessi della povera gente”.
