Home GiornaleNuove mappe di speranza: l’educazione secondo Leone XIV

Nuove mappe di speranza: l’educazione secondo Leone XIV

A pochi mesi dal 60° anniversario della Gravissimum educationis, una cornice interpretativa per scuole e università nell’era digitale.

Educare è generare futuro

Leone XIV rilegge la Gravissimum educationis come lente per un presente “discrasico”: Guido Lazzarini, recuperando una categoria di ascendenza ippocratica, impiega “discrasia” per nominare il malessere che nasce dalla cattiva mescolanza di elementi tra loro contraddittori in sistemi sociali attraversati da mutamenti rapidi.

In questo scenario — segnato da disuguaglianze, guerre, migrazioni forzate e da cornici simboliche sempre meno capaci di dare senso — l’educazione torna a imporsi come snodo decisivo e generativo: non normalizzazione performativa né mera trasmissione di nozioni, ma formazione integrale, capace di educare anche al sentire, al discernere tra bene e male, al misurare la gravità delle scelte e al coltivare l’empatia.

La comunità educante: nessuno educa da solo

Il Papa insiste su un “noi” di immediata evidenza: famiglie, docenti, studenti, istituzioni, corpi intermedi. È un invito a disinnescare l’isolamento dei sistemi formativi e l’automatismo del “si è sempre fatto così”.

In questa prospettiva la cura va sottratta alle letture privatistiche: non sentimento individuale, ma pratica pubblica e responsabilità condivisa, un tessuto di legami che sostiene, accompagna e include.

Umano prima dell’algoritmo

Digitale e intelligenza artificiale non vanno né idolatrati né demonizzati con tecnofobie fuori contesto: vanno governati, per evitare un efficientismo senza spessore, in cui la persona viene ridotta a un indice di produttività e il sapere a pura procedura. Servono competenze adeguate, un impianto etico chiaro, tutela dei dati e accesso equo; ma il punto fermo resta uno: la tecnologia sia strumento, mai destino.

Patto educativo e tre urgenze

Il riferimento è il Patto Educativo Globale; a esso Leone XIV affianca tre urgenze trasversali. Vita interiore: educare alla profondità, restituendo spazio a silenzio e discernimento, cioè alla capacità di ascoltare, valutare e scegliere oltre l’impulso. 

Digitale umano: usare piattaforme e IA senza delegare loro la direzione; l’algoritmo deve servire la persona, non ridurla a un parametro di efficienza né a una variabile. Pace come metodo: non solo tema, ma stile educativo; imparare a gestire conflitti e differenze con linguaggi non violenti, pratiche dialogiche e contesti inclusivi, perché la convivenza si apprende vivendola.

Disarmare le parole

“Disarmare le parole”, “alzare lo sguardo”, “custodire il cuore”: tre verbi-programma che, oggi, indicano ancora una rotta concreta per attraversare questa miscela dissonante senza smarrire la direzione.

 In sintesi, il libro propone una visione innovativa e coraggiosa, capace di superare la narrazione emergenziale che troppo spesso domina le prime pagine dei media, talvolta in modo parziale o sensazionalistico. È un’opera che invita a spostare lo sguardo dalla reazione emotiva alla comprensione strutturale, dalla denuncia alla responsabilità collettiva. Una lettura necessaria per chi desidera affrontare il tema con maturità, lucidità e autentica volontà di cambiamento.