Torino e la violenza che interroga la democrazia
Le terribili e devastanti immagini di Torino dopo la manifestazione organizzata dal centro sociale Askatasuna e appoggiata dalla rete dell’antagonismo nazionale ed europeo, non possono non far riflettere. E questo perché di fronte alla recrudescenza di quella violenza – disumana, criminale e terroristica – non ci possono più essere mezze misure.
Per dirla con parole più semplici, non ci sono terze vie. Come, del resto, non c’erano terze vie negli anni ’70 di fronte al terrorismo brigatista rosso. Ma, oggi come allora, sulla violenza politica purtroppo non c’è una convergenza politica di fondo delle forze politiche su come si deve affrontare e cercare di battere quella piaga devastante per la conservazione della nostra democrazia.
Il fantasma degli anni Settanta
Tutti ricordiamo, al riguardo, l’atroce e storico slogan “né con lo Stato né con le Br”. Uno slogan accarezzato, sostenuto e condiviso da molti settori della sinistra italiana dell’epoca. Da quella politica a quella intellettuale, da quella sindacale a quella mediatica ed universitaria.
Una deriva che fu attenuata dopo la forte presa di distanza del Pci da qualsiasi forma di violenza terroristica. Una deriva che trova, però, una puntuale conferma anche oggi. È appena sufficiente leggere le svariate interviste di molti esponenti della sinistra estremista e massimalista contemporanea per rendersene conto.
Dal sociologo Revelli ad esponenti del partito di Fratoianni/Bonelli, da molti commentatori ed opinionisti progressisti a svariati testimonial come il fumettista Zerocalcare. La lista, purtroppo, è molto lunga ed articolata.
La violenza come elemento comune
Ora, al di là delle chiacchiere e dell’ipocrisia, la riflessione è molto semplice e al tempo stesso precisa. E ci riporta, appunto, ai fatti di un passato drammatico, anche se avviene – come ovvio – con modalità diverse.
Ma c’è un elemento comune che lega le vicende di ieri con quelle di oggi. Ed è la violenza. Una violenza disumana, terribile e, appunto, di matrice terroristica.
E cioè, siamo di fronte ad un bivio. E, ieri come oggi, o si sta dalla parte dello Stato, a difesa delle Forze dell’Ordine, a tutela delle istituzioni democratiche oppure, al contrario, si accarezzano – ancora una volta – le cosiddette “ragioni” dell’estremismo violento di questi settori della sinistra antagonista.
La “zona grigia” del fiancheggiamento
Le riflessioni che arrivano da chi “comprende le ragioni” di questi settori violenti non fanno altro che alimentare e consolidare quella “zona grigia” di collusione e di fiancheggiamento dell’estremismo violento, antidemocratico, anti Stato ed eversivo.
E questa è stata anche la precisa e coraggiosa denuncia del Capo della Procura torinese durante l’apertura dell’anno giudiziario nel capoluogo subalpino.
Nessuna ambiguità possibile
Ecco perché, e su questo versante il presente non si discosta affatto dal passato, ancora una volta dobbiamo semplicemente dire se si sta con lo Stato e la sua organizzazione democratica o se si parteggia formalmente e virtualmente con lo Stato ma poi si intraprende puntualmente un’altra strada.
“Né con lo Stato né con le Br” non può ridiventare il supremo riferimento politico, culturale, etico ed intellettuale per affrontare la nuova ed inedita eversione di oggi.
Almeno su questo i partiti, tutti i partiti – a cominciare da quelli estremisti, radicali e massimalisti – debbono dire una parola chiara e definitiva.
