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Padre Ernesto Balducci e l’umanesimo planetario

Pace, educazione e coscienza etica nel pensiero di Balducci: un umanesimo capace di superare l’eurocentrismo e di riconoscere nell’altro la possibilità di una cittadinanza autenticamente planetaria.

La figura di padre Ernesto Balducci (1922-1992) ha smesso, a quasi 35 anni dalla sua morte, di essere al centro delle polemiche che hanno contrassegnato la sua esistenza, e oggi se ne può meglio cogliere la portata anticipatrice, tanto che non poche delle sue idee sono diventate patrimonio comune e hanno trovato traduzione anche concretamente. il suo impegno ha avuto una duplice valenza: ecclesiale e sociale; l’una e l’altra strettamente collegate tra di loro e all’insegna di un’esigenza di rinnovamento che ha fatto di lui un protagonista del dibattito postconciliare e lo ha posto al centro di non poche polemiche, al di là delle quali oggi appare nel suo autentico valore di cristiano impegnato a tradurre concretamente l’esigenza di nuova evangelizzazione per un verso e di nuova cittadinanza per l’altro, attraverso un nuovo umanesimo animato dal criterio “planetario”.

Oltre l’eurocentrismo

Infatti, il problema che troviamo al centro della riflessione e azione di padre Balducci è la lucida percezione del bisogno di fuoriuscire da una visione etnocentrica (in questo caso eurocentrica) e aprirsi alla dimensione della mondialità, la sola che può permettere di guardare all’uomo nella sua pienezza.

Allo sviluppo di questa visione ha dato certamente un contributo rilevante la tradizione paidetica occidentale – riconosce padre Balducci – sia per l’istanza critica che per quella sociale, sia per l’istanza storica che per quella spirituale. In questo senso si può rintracciare in lui l’eredità del “personalismo” e precisare che ha trovato espressione, oltre che sul piano religioso, anche nell’ambito filosofico, culturale e civile con numerosi contributi di saggistica, nonché con opere di carattere scolastico.

La scuola e la ragione critica

Proprio con queste ultime egli intese impegnare la scuola per la «costruzione, nelle nuove generazioni, di una memoria storica diversa da quella codificata nel sapere dominante»: un compito, questo, che «comporta la rilettura critica del patrimonio letterario e filosofico che abbiamo ricevuto in eredità», in particolare della «porzione più preziosa dell’eredità culturale del passato, quella filosofica», nella consapevolezza che l’uomo, «se è solo un commentatore del passato, non potrà mai essere davvero il promotore di un mondo finalmente libero dal terrore della guerra».

Le idee di padre Balducci hanno avuto il loro approdo nell’idea dell’altro come «orizzonte profetico» (per usare il titolo di un fortunato ciclo di conferenze) e della «educazione come liberazione» (che è il titolo dato a un’antologia di suoi scritti). L’una e l’altra finalità sono perseguite da padre Balducci attraverso un personalismo etico ed educativo, incentrato sull’«esercizio paziente della ragione critica», finalizzata a «costruire una cultura di pace» (è il titolo di un suo saggio, apparso postumo nel 1993).

L’uomo inedito e la cultura della pace

A tale scopo, secondo padre Balducci, «occorre realizzare una mutazione umana»; essa deve avvenire tenendo presente che «l’uomo non è mai univoco in sé»; in lui – sostiene padre Balducci sulla scia di Ernst Bloch – «c’è l’uomo edito, formato secondo i principi della cultura di cui fa parte, e nei quali ha ritagliato la propria identità», e c’è «anche l’uomo inedito, l’uomo possibile», che «aspira ad un mondo diverso»: è «l’uomo possibile che portiamo in noi stessi, e nei confronti del quale la cultura dominante ci ispira, spesso, sfiducia e disprezzo. È questa la nostra parte migliore».

Da qui il bisogno di una “nuova paideia” come “educazione alla pace” e «una pedagogia della pace vuole una fondazione nuova», perché «la cultura della pace va intesa non come un aspetto settoriale della cultura in genere, ma come un trapasso da un modo d’essere dell’uomo a un altro modo d’essere». In ciò sta il cuore del personalismo progettuale e planetario cui guardava padre Balducci, il quale si basava sulla convinzione che «la forza dell’uomo è nella coscienza etica e nella ragione».

Liberazione e testimonianza

Ebbene, la scuola è chiamata a contribuire alla «creazione di questa nuova coscienza» con «fedeltà all’impulso costitutivo della nostra dignità umana»: ed è così che «la scuola ritrova in pieno la sua dignità e la sua funzione».

In altro modo, anche la Chiesa ha questa finalità di rinnovamento incentrato su un processo di umanizzazione, che s’identifica con un processo di “liberazione”: ecco una parola chiave del pensiero di padre Balducci, il quale ha portato attenzione anche alla società: alle sue storture civili e giuridiche, economiche e politiche.

Il denominatore comune di questi diversi ambiti di intervento si può identificare nell’anelito alla pace, come risposta a un rinnovato imperativo, così formulato nel libro La terra del tramonto: «Agisci in modo che nella massima delle tue azioni il genere umano trovi le ragioni e le garanzie della propria sopravvivenza».

Un monito la cui attualità è sotto gli occhi di tutti, per cui ritengo che tornerebbe utile confrontarsi con il suo pensiero, e con le sue provocazioni che, ci ha insegnato, a volte sono necessarie per muovere le acque stagnanti e rendersi meglio conto della negatività o gravità di certe situazioni, di fronte alle quali non si può rimanere indifferenti, ma occorre dare “testimonianza”, altra parola chiave del fondatore della combattiva rivista “Testimonianze”.