Roma, 31 mar. (askanews) – L’effetto più immediato del conflitto in Iran “è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche. Più in generale, si consolida un contesto di elevata incertezza, destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nella sua relazione oggi all’Assemblea annuale dei partecipanti.
Anche nel caso di una rapida cessazione delle ostilità, “il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi”, ha avvertito.
Lo scorso anno “la discesa dell’inflazione ha consentito il progressivo allentamento delle condizioni monetarie in molte economie avanzate”. Ora “questo scenario si è però rapidamente deteriorato nelle prime settimane del 2026. Le tensioni con l’Iran, acuitesi nella primavera del 2025, si sono trasformate in un confronto militare di ampia portata che oggi coinvolge il Medio Oriente, un’area cruciale per l’approvvigionamento globale di energia e di materie prime essenziali. Le esportazioni attraverso lo stretto di Hormuz si sono pressoché interrotte e stanno emergendo danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione”.
La Banca d’Italia pubblicherà venerdì 3 aprile un aggiornamento delle sue previsioni su crescita economica e inflazione della Penisola.
