Roma, 29 mag. (askanews) – “Le prospettive economiche si sono fortemente deteriorate”. In generale i rincari dell’energia “erodono il reddito disponibile delle famiglie e comprimono i margini delle imprese”. Le condizioni finanziarie si sono irrigidite e i debiti pubblici, “già elevati dopo anni di politiche espansive, lasciano spazi ridotti per interventi di sostegno”. In questo quadro generale, per l’economia dell’Italia “il conflitto nel Golfo Persico ha indebolito prospettive già fragili”. Lo ha rilevato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta nelle considerazioni finali alla Relazione annuale, tenute oggi a Roma.
“Secondo le proiezioni, l’attività economica rimarrà debole nei prossimi mesi” e “negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi”, ha avvertito.
Secondo Panetta, “dal 2019 l’economia italiana ha mostrato una significativa capacità di tenuta. Più di recente, tuttavia, lo slancio si è attenuato. Hanno pesato il deterioramento del quadro geopolitico, l’inasprimento delle politiche commerciali statunitensi e le difficoltà dell’economia tedesca – ha spiegato – principale mercato di sbocco delle nostre esportazioni”.
In prospettiva “il nodo della competitività rischia di tornare centrale. La presenza degli esportatori italiani resta limitata nei mercati asiatici, destinati a essere i principali motori della domanda globale, mentre la concorrenza cinese – ha detto – accresce la pressione anche nei comparti manifatturieri tecnologicamente avanzati. L’Italia conserva punti di forza rilevanti nella meccanica, nella farmaceutica e nelle produzioni di qualità: solo investendo e innovando saranno valorizzati”.
“Senza un deciso aumento della produttività – ha avvertito il governatore – l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti. Dall’inizio del secolo il prodotto per ora lavorata nel settore privato non finanziario è cresciuto di appena il 6 per cento, contro incrementi compresi tra il 13 e il 34 per cento negli altri grandi paesi dell’area dell’euro”.
Secondo Panetta, “la demografia rende questa sfida non rinviabile. Con una popolazione in età da lavoro in forte diminuzione, non potremo contare stabilmente sull’aumento degli occupati per sostenere lo sviluppo. Per innalzare la produttività occorre affrontare le debolezze che da decenni frenano l’economia italiana: la scarsa innovazione, i bassi livelli di capitale umano, la dipendenza energetica. Lo sforzo di investimento degli ultimi anni va proseguito – ha detto – e reso più efficace, migliorando la qualità dell’azione pubblica”.
