Roma, 13 mag. (askanews) – “Robert Francis Prevost è un cittadino americano e non può essere accusato di essere antiamericano. Ma per il presidente Donald Trump la ‘tragedia’ è che Papa Leone sia ‘pro Americas’, con una visione unitaria dell’America del Nord, di quella centrale e di quella del Sud che punta a una crescita comune piuttosto che a chiusure e contrapposizioni interne, e vuole offrire agli Stati Uniti un approccio alle problematiche e alle crisi internazionali diverso da quello attuale”. È l’analisi di Massimo Franco, editorialista del Corriere della Sera, alla presentazione del suo ultimo saggio, ‘Papi, dollari e guerre’, all’Istituto Italiano di Cultura diretto da Francesco Bongarrà.
In prima fila, in una sala gremita ad ascoltare le riflessioni di Franco secondo cui l’elezione di un Papa statunitense ha sancito il “tramonto dell’eurocentrismo di un Vaticano impoverito e diviso” anche il Nunzio Apostolico nel Regno Unito, Monsignor Miguel Maury Buendía, e il vice ambasciatore d’Italia a Londra Riccardo Smimmo. Sul palco, insieme a John Hooper, corrispondente dell’Economist dall’Italia e dal Vaticano, il giornalista esperto d’Oltretevere ha raccontato la nuova stagione della Chiesa cattolica a un anno dall’inizio del pontificato del primo Papa americano e a pochi giorni dagli attacchi del presidente americano nei confronti del suo connazionale eletto dai cardinali a guidare la Chiesa cattolica. Un Papa che, osserva Franco dopo aver descritto un percorso “in cui il cattolicesimo americano ha spesso giocato un ruolo cruciale”, al di là delle apparenze vuole essere “segno di unità per la Chiesa”, aprendo così una nuova fase di coesione interna.
