Pastasciutta e antifascismo, gourmet politico per palati poco raffinati.

A Rosà la pacificazione da pasta suona come qualcosa di impossibile a credersi. A mortificare l’iniziativa è venuto fuori uno striscione con sopra  la scritta «Se manca olio, lo portiamo noi».

La pastasciutta non è nulla di particolarmente complicato a farsi. Basta agire con una schiumarola per portare la pasta fuori dalla acqua in ebollizione. Tanto semplice da scatenare polemiche.

In un paesino dal nome delicato, Rosà, è nata una polemica con più spine che petali profumati. Anche da quelle parti, in provincia di Vicenza, il 25 luglio, ricorre di solito la pastasciutta antifascista.

La tradizione in questo caso ha il sapore di qualcosa da tenere lì, perennemente minacciata da un desiderio incombente di rimozione di muffe del passato per il dare il benvenuto ad un podi aria fresca.

Ogni tradizione prima poi deve cedere il passo a qualcosa di nuovo che si farà tradizione cadendo nel suo stesso baratro di vecchiume e di valori.

La storia in sé è semplice. In quel giorno destate del 1943, fu arrestato Benito Mussolini. Da parte di alcuni, ci furono festeggiamenti. In particolare, nella piazza di Campegine, i fratelli Cervi pensarono bene di offrire pasta per tutti, cucinandone 380 chili, condita con burro e parmigiano.

Perché ci sia bellezza non occorre necessariamente un atto di eroismo. I Cervi, sgombrando però il campo dai soliti commenti dei critici di circostanza del troppo comodo, troppo facile e troppo semplice, si unirono ai partigiani. Finì che furono torturati e trucidati il 28 dicembre dello stesso anno, così chiudendo la bocca dei malpensanti contro le facilonerie delle grandi abbuffate inopportune in tempi di guerra.

La sindaca di Rosà ha detto che questanno non ci sarebbe stata nessuna grande scorpacciata per ragioni, a suo dire, di ordine pubblico. Tanto più se si trattasse di spaghetti, la pasta fatalmente si aggroviglierebbe componendo un caleidoscopio di forme tutte simili e tutte diverse e di difficile controllo, cementando sediziose adunate di spaghetti che ammassandosi in figure imprevedibili potrebbero compromettere la quiete del paese. È tema di assembramenti di grani irrequieti, di saporiti filamenti e gustose micce dorate sempre sul momento di poter esplodere.

Assai di più di una polemica tra i detrattori o sostenitori della pasta lunga o corta, tifoserie innocue prive di rilevanza.

Quando c’è di mezzo un mezzole cose assumono consistenza di ilarità e di serietà. Mezzacapo” è il nome del protagonista vittima degli scherzi di Totò e Peppino prima della avventura a Milano; Mezzalira” è il nome del Sindaco che ha mandato allaria la tradizione festaiola. In questa situazione impossibile scommettere una lira su un eventuale ripensamento.

Già allepoca di guerra il Manifesto della cucina futuristadel grande Marinetti ammoniva come la pastasciutta sarebbe causa di fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo tipici del popolo italiano. Il ricorso al riso, oltra che al buon umore, ci avrebbe al contrario affrancato dalla dipendenza del grano straniero e restituito la libertà.

Fu forse per sfregio o per dispetto o su sua esplicita richiesta che proprio al Duce lultima notte prima della sua esecuzione sembra sia stato dato un piatto di pasta in bianco.

Tra qualche giorno di tutto questo ci dimenticheremo. La nostra natura ci induce a rimuovere ben presto gli indispettimenti anche su fatti che fondano su logiche del tutto singolari. Soprattutto viene sempre il momento di aprire la bocca ma finalmente solo per mangiare.

C’è un motto che Guiccardini coniò a metà del 1500 nella certezza avrebbe avuto la forza di perdurare oltre il crollo di qualsiasi tradizione. Franza o Spagna purché se magna.

Sul territorio italiano si fronteggiavano le potenze europee di allora. In questo contesto al popolo italiano non restava di volta in volta che appoggiare luna o laltro contendente, essendo primario sopravvivere chiunque fosse il vincitore del momento.

A Rosà la pacificazione da pasta suona come qualcosa di strano e di impossibile a credersi. Del resto anche a Vicenza, in ContraBurci si stava apprestando unaltra pastasciutta antifascista. A mortificare liniziativa è venuto fuori uno striscione con sopra stampata la scritta «Se manca olio, lo portiamo noi». Dicono si tratti di una raffinata vergata per mano del Movimento Italia Sociale.

No. Come al solito siamo nella ignoranza. La pastasciutta si fa con il burro e parmigiano e non con lolio. Quello di ricino semmai servirebbe per svuotarsi le viscere dopo la scorpacciata, ma non prima.

La pasta in bianco o se si preferisce burro e parmigiano è del resto soprannominata la pasta dei cornuti per via della sua semplice esecuzione che consente alla moglie infedele di apprestare in fretta e furia qualcosa da mangiare al marito di ritorno a casa, ignaro di tutto.

Si deve essere cornuti per apprezzare la pastasciutta. Sarà forse questo che ne ha impedito questanno la celebrazione. Occorre salvare la dignità e lonore della persona. Eppure diceva Alcide Cervi: Ho sentito tanti discorsi sulla fine del fascismo, ma la più bella parlata è stata quella della pastasciutta in bollore.