HomeAskanewsPer 7 docenti universitari su 10 gli studenti sono oggi meno preparati

Per 7 docenti universitari su 10 gli studenti sono oggi meno preparati

Milano, 23 set. (askanews) – Gli studenti universitari arrivano agli esami sempre meno preparati. È la conclusione di sette docenti su dieci (il 68%), secondo i quali una delle principali cause è la progressiva perdita dell’abitudine a leggere e studiare integralmente i manuali universitari, sebbene questi siano i mezzi didattici considerati più efficaci (88%) e quelli più spesso indicati come obbligatori (50%) e consigliati (45%) per la preparazione degli esami. Solo il 17% dei professori, infatti, ritiene che gli strumenti didattici progettati dagli editori siano oggi molto letti. È quanto emerge dall’indagine su 463 docenti di prima e seconda fascia appartenenti a 34 atenei italiani svolta da Talents Venture per l’Associazione Italiana Editori.

Dalle evidenze dell’indagine prende le mosse il convegno “Dal sapere fragile al sapere critico. Editoria universitaria, qualità e innovazione”, promosso da Aie, che ha riunito oggi a Roma istituzioni, politica, università ed editori per discutere il futuro dell’apprendimento nel Paese. Un confronto che ha posto al centro il valore dell’editoria universitaria come infrastruttura della conoscenza e presidio di una formazione critica nell’era dell’evoluzione dei sistemi di apprendimento, sempre più frammentati.

Negli ultimi 3-5 anni, infatti, ben l’83% dei docenti rileva un cambiamento nelle modalità di studio, con una sempre minore consultazione dei testi suggeriti o indicati come obbligatori, un maggiore ricorso a materiali sintetici e riassunti, difficoltà crescenti nell’affrontare testi complessi o di ampia estensione. Presentazioni e slide del corso (69%) e appunti (52%) sono i materiali più spesso utilizzati, sempre secondo l’opinione dei docenti. Il risultato? Senza libri si riduce la capacità critica e di analisi.

Il 68% dei docenti identifica nella mancata abitudine a leggere e studiare manuali di studio integrali la causa delle criticità riscontrate nella preparazione degli studenti. Tra i deficit più citati ci sono la ridotta capacità di analisi e di ragionamento critico (41%), una preparazione nozionistica superficiale (28%), difficoltà nel collegare argomenti tra loro (24%), scarsa comprensione dei concetti di base (19%).

“Questo – ha dichiarato il presidente di Aie Innocenzo Cipolletta – è tra i settori storicamente più aperti all’innovazione e al cambiamento: sette editori su dieci hanno portato l’IA nei processi lavorativi e nell’offerta di strumenti didattici nuovi. Al contempo, assistiamo a un utilizzo scorretto, passivo, degli strumenti di IA da parte di alcuni studenti, tanto che il 55% dei docenti ritiene che l’impatto degli algoritmi sulla preparazione degli studenti sia negativa. Il problema però non è nella tecnologia in sé, ma nel modo in cui viene utilizzata: dobbiamo governare questa transizione rimettendo i contenuti editoriali per l’università e, più in generale, il sapere strutturato al centro dei processi di formazione”.

“L’editoria universitaria è il punto di incontro tra ricerca, didattica e impresa (i numeri in allegato). Realizziamo gli strumenti della conoscenza e per questo ci definiamo un osservatorio privilegiato sui cambiamenti dell’apprendimento e sentiamo il dovere di richiamare l’attenzione del Paese – ha spiegato il presidente del gruppo Accademico Professionale Maurizio Messina -. Non bastano informazioni sempre più accessibili o sintetiche: servono contenuti autorevoli, validati e organizzati in percorsi di conoscenza strutturati. È questo il valore che l’editoria universitaria porta alla formazione e alla competitività del Paese. Per questo è essenziale rafforzare la collaborazione tra editori, università, istituzioni e mondo produttivo. La qualità della formazione è una responsabilità comune. Allo stesso tempo, occorre affrontare due criticità: il peso crescente della pirateria, che ha ormai superato il valore dell’intero mercato, e la riduzione dell’utilizzo dei testi universitari da parte degli studenti. Garantire l’accesso ai materiali didattici e sostenere la produzione di contenuti autorevoli significa investire nella qualità delle competenze e quindi nel futuro dell’Italia”.

“Non è una battaglia tra carta e digitale, tra libri e intelligenza artificiale. Non è questo il punto. La vera sfida è mettere ogni strumento, anche il più innovativo, al servizio della conoscenza – ha sottolineato in un messaggio il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini -. Il libro continua ad avere una forza straordinaria: ci chiede tempo, attenzione. Ci accompagna dentro un ragionamento, non ci consegna soltanto una risposta. Ed è esattamente ciò che chiediamo anche all’università: non riempire i ragazzi di informazioni, ma insegnare a pensare con la propria testa”.

“Nell’era del sovraffollamento informativo e della spinta digitalizzazione, la questione prioritaria non risiede più solo nella pura reperibilità delle nozioni. Essa risiede nella capacità di riordinarle, validarle e contestualizzarle all’interno di architetture logiche strutturate. – ha spiegato Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati -. Gli algoritmi devono operare in un regime di legalità e responsabilità, assicurando che la fruizione dei contenuti, specialmente tra i giovani e negli atenei, avvenga all’interno di un ecosistema sano. Promuoverò un incontro tra Aie e la Conferenza dei Rettori per chiedere che questa si impegni in tutte le università italiane a stanziare dei fondi interni per campagne di sensibilizzazione contro la pirateria da diffondere ogni anno in tutti gli atenei insieme all’orientamento alle matricole”.