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Perché voto No al referendum: testo e contesto evidenziano la forzatura della Destra

Si mette a repentaglio il contrappesamento dei poteri. Se vince il Sì non è azzardato prevedere che altre forzature interverranno. Al contrario, una vittoria del No porrebbe fine per sempre a questo modo di procedere.

Dopo seria riflessione  ho deciso di votare No, per ragioni di metodo, di merito e di contesto. 

Ho ascoltato i comizi della campagna referendaria della presidente Meloni e di diversi suoi Ministri – e, in un caso, anche di un capo di gabinetto – che hanno tutti esaltato in modo inequivocabile il valore politico di questo voto. La cosa non scandalizza perché i tempi che stiamo attraversando non possono che evidenziare lo spessore politico di ogni consultazione elettorale. Dunque, le ragioni di testo e di contesto, entrambe di pari correttezza e dignità, sono inevitabilmente connesse in modo stretto. 

Non sottovaluterei le ragioni di metodo. La decisione pregiudiziale dell’esecutivo di non coinvolgere il parlamento attraverso un libero confronto, rivela infatti l’intenzione della maggioranza di tradire la volontà del legislatore costituente che aveva voluto evitare, nelle revisioni del testo costituzionale, il non coinvolgimento di tutte le forze presenti in parlamento. Per altro non garantisce nemmeno dalla possibilità concreta che dopo questa modifica, se dovesse vincere il Si, non si proceda ad altre revisioni, nel merito ancora più decisive per la preservazione non solo dell’attuale contrappesamento dei poteri – ed è questa la ragione di merito che più mi sta a cuore – ma dell’essenza più profonda del nostro modello di democrazia costituzionale. 

C’è chi osserva che anche le varie coalizioni di centro sinistra in passato hanno votato a maggioranza testi di revisione costituzionale. Ciò è storicamente vero nell’esito della procedura, ma non nell’avvio e nello svolgimento della stessa. Questa volta si è voluto provocare un inquietante salto di qualità.

Al contrario, se dovesse prevalere il NO, è facilmente prevedibile che in futuro nessuna maggioranza parlamentare vorrà più tentare di procedere in questo modo.