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Possiamo dire che il re è nudo?

Tra difficoltà della destra e smarrimento della sinistra, il sistema politico italiano sembra avvitarsi in una crisi di chiarezza, visione e responsabilità pubblica.

La destra italiana sta attraversando il suo momento più difficile. Un vantaggio di una decina di punti (almeno stando ai sondaggi) dissipati in un mese di campagna referendaria. 

Una destra in affanno

L’ordine sparso dei suoi maîtres à penser sul padiglione russo alla Biennale di Venezia. Un viceministro che se ne va solo soletto a chiacchierare con l’ambasciatore russo ignaro di come la pensano al riguardo il capo del suo partito e il titolare del suo dicastero. Un vago sentore di poca armonia tra i dignitari governativi più importanti.

Ce n’è quanto basta, insomma. Forse anche al di là delle obiezioni che si possono muovere a questi tre anni e mezzo meloniani.

La nebbia dell’alternativa

Si potrebbe pensare che questa condizione di difficoltà nella quale versa la destra spingesse ora la sinistra a dare il meglio di sé. E invece no. 

Dall’altra parte c’è la nebbia fitta di una confusione mai diradata, la chiusura a riccio di un’alleanza (si fa per dire) che non ha affatto chiarito la sua natura, una litigiosità malsana che si pretende di guarire con dosi massicce di ipocrisia.

Soprattutto, una totale confusione sul posizionamento internazionale del paese. Non starò a dire che il difetto è nel manico, e che questo tipo di bipolarismo, così muscolare e così propagandistico, conduce inevitabilmente allo stallo del paese. Non lo dico, anche se lo penso.

Il re è nudo

Vorrei solo che qualcuno, qua o là, ritrovasse il gusto di dire come la pensa. Apertamente, senza il velo ormai squarciato di una convenienza di brevissimo periodo.

Se qualcuno di quelli che contano qualcosa gridasse che il re è nudo, si potrebbe almeno cominciare a rivestirlo.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 19 marzo 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]