Home GiornalePuntare sull’educazione civica. Una scuola per formare cittadini

Puntare sull’educazione civica. Una scuola per formare cittadini

L’Educazione civica ha quasi settant’anni di storia, a partire dall’intuizione di Aldo Moro nel 1958. Oggi può diventare uno degli strumenti decisivi per educare alla democrazia, alla responsabilità e al rispetto.

Una storia lunga quasi settant’anni

L’insegnamento dell’Educazione civica (EC) in Italia ha quasi settant’anni, e la sua genesi e il suo sviluppo devono molto a pedagogisti cattolici: da Gesualdo Nosengo a Cesarina Checcacci, da Giovanni Gozzer a Luciano Corradini. È una storia che può essere articolata in tre fasi: la prima dal 1958 al 2008, la seconda dal 2008 al 2020 e la terza dal 2020 a oggi. Una storia che va tenuta presente per guardare avanti, affinché l’Educazione civica non sia più, o sia sempre meno, la cenerentola delle materie scolastiche.

L’intuizione di Aldo Moro

L’istituzione dell’Educazione civica risale ad Aldo Moro che, ministro della Pubblica Istruzione, avviò con il DPR 585 del 1958 tale insegnamento nelle scuole medie e superiori per due ore mensili, affidandolo all’insegnante di storia e senza valutazione.

Quella di Moro fu un’intuizione importante, che risentì di un duplice fatto: la formazione accademica di Moro, che era docente di Diritto penale dal 1951, e il preciso momento storico che l’Italia stava attraversando.

Riguardo al primo aspetto, si può ricordare il personalismo giuridico di Moro, rilevando che nelle Lezioni di filosofia del diritto (1944-45) Moro affermava che la «persona umana nella sua singolarità», con la sua «dignità ed autonomia», rappresentava a tutti gli effetti il principio e il fine dell’esperienza giuridica; così il diritto «rappresenta il trionfo pieno della individualità della persona umana».

Tale rivendicazione del «valore autonomo della persona» si coniugava in Moro con l’idea di «costruire uno Stato che promuova una solidarietà veramente umana, che salvi ad un tempo la persona e la società». Infine, in una conferenza del 1954 su La persona umana e l’esperienza giuridica, Moro ribadiva che «l’uomo è principio dell’esperienza giuridica nel senso stesso in cui è il suo fine» e sosteneva che «l’ordine giuridico deve essere considerato come una funzione, una estrinsecazione della persona, come una manifestazione della sua dignità».

Riguardo alla seconda questione, è da tenere presente l’istanza valoriale degli anni Cinquanta, anni della ricostruzione materiale ma anche morale dell’Italia democratica, che nel 1948 aveva inaugurato la Costituzione repubblicana, definibile personalista per il primato della dignità umana, comunitaria per la finalità del bene comune, pluralista nelle istituzioni e delle istituzioni, lavorista per la centralità del lavoro.

Dall’Educazione civica a Cittadinanza e Costituzione

Dieci anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione venne istituita l’EC. La configurazione attribuitale da Moro comportava la novità democratica dello specifico insegnamento, ma ne limitava pure la portata, privilegiando le nozioni relative alle istituzioni della Repubblica.

Prevalendo tale configurazione, l’EC finì per essere “accantonata” nel 1990 e, in pratica, scomparve dai programmi, sostituita con la riforma Moratti del 2003 dalle cosiddette “educazioni aggiunte” — cittadinanza, stradale, ambientale, salute, alimentare, affettività — sotto la denominazione di Educazione alla convivenza civile, semplificate poi dai ministri Fioroni e Berlinguer, finché con la legge del 2008 e quella successiva del 2012 della ministra Gelmini fu introdotto un insegnamento trasversale denominato Cittadinanza e Costituzione.

Dieci anni dopo, con la legge del 2019, fu introdotto l’insegnamento scolastico della nuova Educazione civica, connotata come disciplina autonoma ed estesa a tutti gli ordini di scuola per almeno 33 ore annue, a carattere trasversale e con valutazione.

Costituzione, sostenibilità e cittadinanza digitale

L’anno successivo, con la ministra Azzolina, furono indicate le Linee guida per tale insegnamento, con aggiornamenti fino al 2024 quando, con il ministro Valditara, si stabilì un insegnamento incentrato su tre aspetti: Costituzione e cittadinanza, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale.

Quest’anno essi hanno trovato il filo conduttore nel tema del “rispetto”, perché «la precondizione indispensabile di una scuola costruita sulla centralità della persona è la diffusione nelle aule e in tutti gli spazi scolastici di un’autentica cultura del rispetto», che comporta «educare al rispetto, educare alle relazioni corrette ed equilibrate, educare all’empatia, educare al contrasto contro ogni forma di violenza».

Una scommessa sulla democrazia

Questo cammino, piuttosto travagliato, compiuto dall’EC nell’arco di settant’anni — al 1957 risale il primo convegno sull’EC promosso dall’UCIIM — testimonia gli alti e bassi di una disciplina che solo negli ultimi anni sembra aver trovato una più precisa configurazione, ma che ancora, bisogna dirlo, rimane un’educazione marginale.

Eppure è proprio su di essa che si potrebbe scommettere per incrementare la democrazia nella scuola, a partire dai bambini, dai ragazzi e dai giovani. Ciò, però, richiederebbe che tutti gli insegnanti la sentissero come parte della propria materia e come spirito informatore della propria missione educativa.

Per quanto riguarda poi l’insegnante di Educazione civica, forse sarebbe da auspicare la costituzione di una specifica disciplina accademica nell’ambito delle scienze dell’educazione: costituirebbe un riconoscimento per la materia e consentirebbe una maggiore competenza, anche didattica, degli insegnanti.