Roma, 3 ago. (askanews) – Donald Trump torna a puntare sulla diplomazia con l’Iran, dopo avere sospeso all’ultimo momento una nuova e massiccia offensiva militare. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che i negoziati con Teheran cominceranno oggi pomeriggio, sostenendo – per l’ennesima volta negli ultimi mesi – che sarebbe ormai imminente un accordo sullo Stretto di Hormuz, al quale dovrebbe seguire un’intesa sul programma nucleare iraniano.
Trump non ha indicato il luogo dei colloqui, i partecipanti o una scadenza per il raggiungimento di un risultato. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha però affermato che gli Stati Uniti erano pronti a condurre un attacco di proporzioni senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale.
“Avevamo preparato un attacco che sarebbe stato il più grande dalla Seconda guerra mondiale e sarebbe stato disastroso”, ha detto Trump. Il presidente ha spiegato di avere rinunciato all’operazione dopo le richieste avanzate da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e dallo stesso Iran.
“Eravamo pronti a partire. La ragione per cui ce lo hanno chiesto è che pensano che ci sia un accordo”, ha aggiunto. Secondo Trump, l’intesa riguarderebbe innanzitutto la riapertura dello Stretto di Hormuz e successivamente il nucleare, o quella che il presidente americano ha definito la “denuclearizzazione dell’Iran”.
Il punto sul quale, secondo Trump, si registrano i segnali più concreti riguarda proprio lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per le esportazioni di petrolio e gas naturale provenienti dal Golfo.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dal canto suo, ha affermato che i negoziati con l’Oman su un meccanismo per consentire il transito delle navi sono vicini alla conclusione e si trovano nelle fasi finali.
L’affermazione iraniana non equivale a una conferma della versione offerta da Trump. Teheran non ha annunciato formalmente l’avvio di negoziati diretti con Washington e non ha dichiarato di avere già accettato un accordo complessivo sulla libertà di navigazione nello Stretto.
Restano inoltre da chiarire le condizioni alle quali l’Iran sarebbe disposto a permettere il passaggio delle navi commerciali. Teheran ha rivendicato finora un ruolo nella gestione dello Stretto e la possibilità di imporre un pedaggio alle imbarcazioni in transito, una posizione respinta dagli Stati uniti e da gran parte della comunità internazionale.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha scritto sui social media che l’Iran deve cercare di costringere il nemico a rispettare quanto ha firmato. Il riferimento sembra essere al memorandum d’intesa raggiunto a giugno, naufragato successivamente a causa delle differenti interpretazioni sulla riapertura dello Stretto e sulle condizioni della tregua.
Anche la ricostruzione secondo cui Teheran avrebbe chiesto direttamente a Trump di cancellare gli attacchi è stata contestata da fonti iraniane. Il ministro della Difesa iraniano ha assicurato che il Paese resta in stato di allerta e non è né sorpreso né passivo di fronte alle minacce americane.
Ancora più incerto appare il capitolo nucleare. Trump ha presentato la “denuclearizzazione dell’Iran” come il passaggio successivo a un’intesa su Hormuz, ma Teheran non ha indicato di essere pronta ad abbandonare il proprio programma nucleare.
La formula impiegata dal presidente americano sembra quindi descrivere, almeno per il momento, un obiettivo negoziale di Washington più che un compromesso già accettato dalle due parti. Un eventuale accordo dovrebbe definire il futuro dell’arricchimento dell’uranio, le verifiche internazionali e le garanzie richieste dall’Iran in cambio di concessioni sul proprio programma.
L’annuncio ripropone uno schema già osservato più volte nei cinque mesi di guerra. Trump minaccia un’escalation, prepara o annuncia nuovi attacchi e successivamente li rinvia per lasciare spazio ai mediatori regionali e a nuovi tentativi diplomatici.
I precedenti negoziati hanno prodotto tregue temporanee e il memorandum firmato a giugno, senza però risolvere definitivamente né la questione dello Stretto di Hormuz né quella nucleare. Dopo il fallimento della precedente intesa, gli Stati uniti hanno ripreso gli attacchi e imposto nuovamente un blocco navale contro le navi dirette verso i porti iraniani.
Questa volta la pressione esercitata dalle monarchie del Golfo sembra avere avuto un peso decisivo. Arabia saudita, Qatar ed Emirati arabi uniti temono che un’offensiva contro le infrastrutture energetiche iraniane possa provocare rappresaglie contro impianti petroliferi, porti, basi americane e sistemi di desalinizzazione della regione.
La possibile intesa su Hormuz appare dunque il terreno più immediato e realistico, anche perché sostenuta da un negoziato tecnico con l’Oman già in corso. Un accordo sul nucleare richiederebbe invece garanzie e concessioni politiche molto più complesse.
L’annuncio di Trump apre quindi uno spiraglio diplomatico, ma la distanza tra la sua rappresentazione di un’intesa “imminente” e la prudenza mostrata da Teheran indica che la trattativa deve ancora superare ostacoli sostanziali.
