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Roma, caregiver familiari in piazza il 1 maggio: siamo stanchi

Roma, 30 apr. (askanews) – I Caregiver familiari romani del coordinamento nazionale Caregiver Familiari Uniti (Cfu) domani saranno con una delegazione in piazza a Roma per il 1 maggio, per testimoniare come il proprio sia un vero e proprio lavoro, usurante, h 24 e ancora non riconosciuto. Raggiungiamo Giulia Bencivenni, romana, appartenente a Cfu, tre figli, due con disabilità gravi, il più piccolo, totalmente non autosufficiente, di 3 anni, autrice di una lettera-appello rivolta ai media: “dovete raccontare che le nostre famiglie tutti i giorni tengono in piedi un intero sistema che senza di noi crollerebbe”. La lettera aperta, racconta Bencivenni all’Askanews “nasce dopo l’ennesima batosta del dl Locatelli, che doveva far riconoscere i nostro come un lavoro, con un suo valore sociale, giuridico, con un sostegno economico strutturato e una vera copertura previdenziale, ma non lo ha fatto”. Per questo il Cfu ha chiesto anche di intervenire dal palco del Concertone: “il nostro è un lavoro che difende diritti fondamentali, e lo vorremmo raccontare e rendere finalmente visibile”. Il Cfu ha lanciato una petizione a livello nazionale per il riconoscimento del lavoro del cargiver (www.ioscelgo.org/petizioni/il-caregiver-familiare-h24-va-riconosc iuto-come-lavoratore/) che ha superato le 10mila firme, ma sembra che nulla cambi ancora. “Io mi ritengo una mamma fortunata – spiega Bencivenni – perché posso portare a spasso mio figlio in sedia a rotelle, mentre altri caregiver sono chiusi in casa con i loro cari, e troppo spesso sono soli e isolati con i propri problemi”. “Da quando è nato mio figlio – constata la caregiver romana – io non ho avuto un solo sostegno. Nel XI Municipio, ad esempio, dove risiedo, il rapporto con le assistenti sociali è ottimo, ma nel caso dell’introduzione del cosiddetto ‘Progetto di vita’ per i miei figli, sono ancora in una fase interlocutoria con l’assessorato”. Quanto al Servizio per l’Autonomia e l’Integrazione Sociale della persona disabile (Saish), un servizio socioassistenziale dei Municipi di Roma Capitale per le persone con disabilità, e al Servizio, sempre comunale, per le persone con disabilità gravissima “da due anni è tutto fermo”. Il gruppo romano del Cfu ha elaborato una mozione per l’Assemblea Capitolina che solleva questi problemi, “l’ha presentata la consigliera dem Erica Battaglia, ma noi abbiamo chiesto il coinvolgimento di tutti i gruppi capitolini perché la nostra è un’iniziativa apolitica, che crediamo riguardi tutti”. Rispetto al recente bando della Regione Lazio prevede misure di sostegno economico fino a 8.400 euro l’anno per i caregiver, inclusi buoni servizio, “chiede di anticipare le spese di sei mesi e di presentarle a rendiconto. Io non applicherò al bando perché non mi posso permettere questo anticipo”, denuncia Bencivenni, che evidenzia anche la contraddizione “di pretendere un esborso così ingente a famiglie cui si richiede, d’altro canto di certificare con l’Isee dei redditi bassi”. Nel manifesto rivolto ai media Giulia Bencivenni sottolinea che “il valore che viene attribuito a questo carico umano, fisico, affettivo e mentale è umiliante”, “una vergogna”, afferma “visto che ci si chiede di dimostrare un carico assistenziale di 91 ore settimanali”, mentre “anche molto prima di quella soglia è già incompatibile con una vita lavorativa normale”. La solitudine del caregiver, “è il fallimento del welfare, che dovrebbe prevenire l’isolamento delle famiglie”. La richiesta alla comunicazione è di non mostrare la disabilità “solo attraverso immagini rassicuranti, simboliche, emotivamente belle, ma lontanissime dalla realtà quotidiana delle famiglie”. “Dopo le passerelle”, come quelle di Sanremo, ricorda Bencivenni, “c’è il silenzio delle amministrazioni, le famiglie sole, la fatica quotidiana lontana dai riflettori”. “Siamo stanchi, non siamo invisibili – conclude Giulia nella sua lettera di madre, caregiver e cittadina – chiediamo ai giornali, ai giornalisti, ai direttori, ai responsabili istituzionali e a tutti i cittadini di entrare nelle nostre case e guardare la distanza enorme tra ciò che viene annunciato e ciò che realmente viviamo”.