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Roma, dall’età degli Horti al Rinascimento: quasi duecento opere raccontano le ville storiche

A Palazzo Braschi una mostra -    “Ville e giardini di Roma” (L’Erma di Bretschneider) - e un catalogo di eccezionale rigore scientifico ricostruiscono il sistema unico delle ville urbane romane, dalle origini rinascimentali alle trasformazioni del Novecento.

La mostra “Ville e giardini di Roma” a Palazzo Braschi fa un punto fermo su uno degli aspetti fondamentali dell’unicità della Città Eterna e del suo patrimonio. Catalogo edito da L’Erma di Bretschneider.

La mostra espone quasi 200 opere di vario genere: dai disegni ai dipinti, dalle stampe ai manoscritti. Opere spesso poco conosciute e in molti casi inedite, esse offrono una straordinaria ricchezza documentale per la curiosità e la ricerca di chi si accosta alla materia.

Nuove indagini su complessi poco studiati

La selezione curata dagli autori permette di condurre, con una completezza assoluta della base conoscitiva, nuove indagini su complessi a volte poco studiati, svelando per la prima volta l’aspetto originario di spazi verdi oggi scomparsi o radicalmente rimaneggiati e proponendo nuove chiavi di lettura e interpretazione.

Ma soprattutto quella che esce fuori dalla presentazione delle varie opere e cimeli è una verità: le ville storiche, per la quasi totalità legate a un cognome di famiglia nobile (che spesso ha dato alla Chiesa un pontefice o un cardinale), formano un vero e proprio sistema autonomo, coeso, dotato di stabilità, che si arricchisce seguendo una sua riconoscibile dinamica lungo tre secoli – Cinquecento, Seicento, Settecento – e che poi conosce una prima distruzione nell’Ottocento.

Questo sistema, unico al mondo e irripetibile, caratterizza Roma e nessun’altra città del pianeta. Solo Roma infatti ha avuto per quattordici secoli un circuito di Mura dentro al cui perimetro il tessuto abitato ha visto contrarre la propria estensione fino a ridursi a un terzo.

Solo Roma ha una tradizione di ville all’interno o all’immediato esterno delle Mura che è stato fiorente già in età romana – gli Horti -, stabilendo un antenato concreto per il sistema che fiorisce nel Rinascimento. Oggi ne vediamo sopravvivere un campione di una certa consistenza che fatichiamo a interpretare come un sistema in vita, da pensare nel suo insieme e da conservare e tutelare.

Per fortuna, si è cominciato a intervenire con consapevolezza su questo bene collettivo: finalmente riconosciuto come tale, anche se può essere considerato la quintessenza del privato.

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