Roma, 1 lug. (askanews) – La cosiddetta “opposizione sistemica” russa si muove in vista delle elezioni per la Duma di Stato, in calendario dal 18 al 20 settembre. Invano da più parti si sarebbe tentato di convincere il presidente Vladimir Putin a far rinviare il voto, temendo che il sistema elettorale controllato non regga alle pressioni del momento: peggioramento della situazione economica, inflazione, difficoltà nelle imprese e quotidiane per i russi, legate alla guerra.
Il rapper Guf, nome d’arte di Alexei Dolmatov, entrerà in Nuova Gente, secondo quanto riferito alla Tass. Il partito ha spiegato che alla formazione si stanno unendo “idoli di diverse generazioni”, che rivendicano valori come libertà e maggiore apertura per la società, soprattutto per giovani e ceto medio. Non è stato precisato se Dolmatov sarà candidato alla Duma. Il rapper è noto anche per la condanna, a inizio anno, a un anno di carcere sospeso in seguito a una lite per un Iphone.
Nuova Gente (Novye Lyudi) è un partito fondato nel 2020 dall’imprenditore Alexei Nechaev, patron dell’azienda cosmetica Faberlic. E’ considerato un partito di opposizione sistemica, ovvero formalmente alternativo alla formazione governativa Russia Unita, ma ammesso e integrato nel quadro politico controllato dal Cremlino. In sostanza, potrebbe fungere da raccoglitore di consensi e mitigare il calo di favore del partito al potere.
La mossa si inserisce in una campagna elettorale segnata da forti tensioni interne al sistema di potere russo. Nelle scorse settimane, settori dell’intelligence e dell’apparato di sicurezza – in particolare i vertici dell’Fsb – avrebbero tentato di convincere Vladimir Putin a rinviare le elezioni. Secondo fonti che circolano su siti di riferimento dell’opposizione emigrata, come Meduza, per i “siloviki” andare al voto in queste condizioni rappresenterebbe un rischio, e non possono essere escluse turbolenze neppure per il sistema blindato dall’esclusione di qualsiasi vera voce di dissenso.
Al rinvio si sarebbero opposti il blocco politico dell’amministrazione presidenziale guidato da Sergej Kiriyenko, e lo stesso Putin, per cui il voto avrebbe anche la funzione di dimostrare che in Russia le elezioni si tengono regolarmente, a differenza dell’Ucraina, dove il processo elettorale è sospeso a causa della guerra.
Il presidente ha quindi confermato che le elezioni si svolgeranno “nei termini previsti dalla legge”, intervenendo al congresso di Russia Unita a Mosca a inizio settimana.
Al congresso del partito di governo si è concretizzato uno degli sviluppi più significativi: Dmitrij Medvedev non è entrato nella lista dei candidati. L’ex presidente ed ex premier, che è presidente di Russia Unita e vicepresidente del Consiglio di sicurezza, puntava a rientrare nella lista elettorale del partito per rilanciare il proprio peso politico.
Fonti vicine al Cremlino hanno tuttavia segnalato dubbi sulla sua reale popolarità e su un profilo troppo legato alla linea apertamente pro-guerra.
La lista finale di Russia Unita, che sarebbe stata vagliata direttamente da Putin, sarà guidata dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov, seguito dal sindaco di Mosca Sergej Sobyanin. La scelta di Lavrov è considerata funzionale al posizionamento di Russia Unita come “partito del presidente”: un volto riconoscibile e leale, ma meno ingombrante di Medvedev nella gestione della campagna.
I sondaggi di Fom e Vtsiom collocano Russia Unita intorno al 35%, mentre rilevazioni interne indicherebbero numeri ancora più bassi. Per il partito del potere, l’obiettivo resta avvicinarsi al 50%, soglia a rischio sullo sfondo dei crescenti problemi con il carburante e della stanchezza della società per la guerra.
