Milano, 20 set. (askanews) – Matteo Salvini ribalta il tavolo della Lega: dopo mesi di confronto interno, di riunioni, di conclavi convocati e sconvocati, di tavoli dei territori e manifesti programmatici, il segretario leghista spariglia e convoca il congresso straordinario. “Basta perdere tempo, chiedo alla mia famiglia se ho ancora la loro fiducia”, annuncia dal palco di Pontida. Spiazzando anche i suoi (“Non ne sapevamo niente”, dice più di un fedelissimo) ma soprattutto i dissidenti nordisti. “Vedremo quali saranno le modalità, poi capiremo”, dice a caldo Massimiliano Romeo, sulla possibilità che ci sia un candidato alternativo.
Sempre che si tratti di un congresso elettivo. Perchè, dicono i suoi, “non sappiamo neanche se sarà elettivo o programmatico”. E dalla Lega dicono: “Le modalità con cui si svolgerà il Congresso straordinario saranno definite dal Consiglio Federale di domani”. Quello che è sicuro, è che Salvini ha deciso che non voleva più restare sulla graticola: “Non voglio divisioni, voglio unità. Serenità, determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”. Va fissata la linea, e poi “la prima voce fuori posto dovrà spiegare ai militanti perché continua a fare il gioco della sinistra”. Dunque, aggiunge, “torno ai militanti, ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia. Non sono disposto a perdere tempo”.
Per ora l’unica reazione dal fronte ‘nordista’ è quindi quella di Massimiliano Romeo: “Il congresso sarà l’occasione giusta per poter confrontare quelle che sono le varie sensibilità, la sede appropriata per poter portare avanti le istanze che buona parte della base ci sta chiedendo da tempo”. Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia lasciano tutti Pontida senza dichiarazioni. Prima della mossa di Salvini, Fontana diceva: Speriamo di continuare a discutere”. E dal palco la richiesta di un partito “federale”, di una Lega tripartita tra Nord, Centro e Sud, è arrivata da tutti i governatori. “Proposte costruttive”, per “rilanciare il movimento”, hanno ripetuto tutti i critici della linea attuale. Ricordando la Lega delle origini, “nè di destra nè di sinistra, liberale e non liberticida”, per usare le parole di Zaia. Il più acceso è stato Fontana: “Mi hanno accusato di avere detto cose che non avrei dovuto dire, ma ho detto le cose che andavano dette per difendere il nostro territrio, la nostra Lombardia, nulla di più e nulla di meno. Quando si fanno scelte contro il federalismo non sto zitto, sono nato federalista e voglio il federalismo, continuerò ad aprire bocca, a parlare e a ribellarmi a queste scelte”, ha aggiunto.
Ma la risposta di Salvini è stata ancora più netta, appunto l’annuncio del congresso, per tagliare le gambe a ogni possibilità di accordo sulle richieste dei nordisti. “La Lega vince solo se unita, da Nord a Sud”. Una Lega “autonomista in Italia” ma “patriota e sovranista in Europa”, dice Salvini chiudendo ogni discussione con l’accusa ai critici di “fare il gioco della sinistra”. La convinzione dei salviniani è infatti che l’atteggiamento dei nordisti sia “ciò che impedisce alla Lega di risalire nei sondaggi”. Perchè “adesso abbiamo in campo proposte che possono riportare entusiasmo nei nostri: Quota 64, la legge per la revoca della cittadinanza, la battaglia contro l’islamizzazione, quella per la sicurezza”. Tutti i temi rilanciati dal segretario nel suo intervento a Pontida e su cui “sfidiamo in positivo gli alleati”. E però, lamentano i fedelissimi del segretario, “se ogni volta arriva il controcanto dall’interno del partito diventa impossibile invertire il trend”. Dunque, “basta autolesionismo, basta farci del male da soli. E basta con le zavorre che ci impediscono di risalire”.
Ora sarà il federale di domani a stabilire le modalità del congresso, e su quello ci sarà necessariamente anche il confronto tra i Nordisti su come procedere di fronte all’accelerazione di Salvini. Una mossa che spiazza la linea più attendista, mettendo tutti di fronte all’obbligo di prendere una posizione.

