Un PD a corto di idee
A novembre dello scorso anno, nel mese dei morti, in un suo articolo Luigi Bisignani ha commentato la crisi del PD sotto regime della Schlein. Se ben si è compreso, ne ha sottolineato spietatamente la mancanza di proposte concrete, l’assenza di posizioni sui temi della difesa europea, sulla Alleanza Atlantica, sulla NATO, Ucraina e Mediterraneo. Insomma un PD che vive di slogans da campus e che si è trasfigurato in un movimento di idee senza idee.
Siamo prossimi al referendum sulla separazione delle carriere in magistratura e lo scontro tra la Schlein e la Meloni è prevedibile alzerà i toni con il costrutto che ne seguirà. C’è il rischio che il referendum consenta di buttare in caciara non solo i problemi della giustizia ma anche tutti gli altri di cui si dovrebbe occupare la politica in campo nazionale ed internazionale.
Il ricorso alla rissa
Si dovrebbe comunque essere attenti a non precipitare nel burrone confusionario di attacchi e risposte, da una parte dall’altra. La confusione non giova alla gravità delle questioni spinose da affrontare oggi e nel futuro.
Robert Musil ricordava che “Se avete intenzione di affogare i vostri problemi nell’alcol, tenete presente che alcuni problemi sanno nuotare benissimo”. Non è nello sparare all’impazzata contro l’avversario politico, confondendo le acque, la soluzione dei problemi. Il prossimo Festival di Sanremo è già servito tristemente a darsi remate da orbi tra governo ed opposizione.
La rinuncia del comico Pucci, criticato per le sue battute sulla Schlein, è servita al Pd che ha colto l’occasione per scatenare una bagarre accusandola Meloni di preoccuparsi di Sanremo piuttosto che puntare l’attenzione sugli sfollati di Niscemie sulle altre angosce del mondo. Le due vicende andrebbero distinte e non connesse ad uso strumentale tanto per inveire contro un nemico.
Se ogni poeta è un politico dimenticato è vero anche per l’inverso che ogni politico non deve essere dotato di poesia ma dovrebbe essere sostenuto comunque dalla sapienza o almeno dalla misura.
Schlein contro Giorgia
La Schlein, per criticare la Giorgia nazionale, potrebbe dunque ricorrere alle parole di una villanella napoletana di un anonimo del ‘600 che recita così “Tu sai che la cornacchia ha chest’ausanza: ca quando canta sempre dice crai (domani).Crai crai crai crai crai crai, tu perzì (anche) accusì me fai, tu perzì accusì me fai donna, donna scortese, che dai belli parole e tristi attese…Auciello(uccello) ca prumitt’a la speranza e le promesse sue nun tene mai…
Resta il fatto che quell’animale, la cornacchia, piaccia o no, suscita assai scarsa simpatia. Neppure se ne vanta la bellezza ma è noto che abbia intelligenza da vendere.
Giorgia contro Schlein
Tra una rintuzzata e un batti e ribatti la Meloni, di rimando, potrebbe commentare che Eddy è stata “la svolta della mia via” considerando la percentuale di consensi che ancora può esibire, malgrado abbia l’onere del governo del paese,che più facilmente produce disaffezione piuttosto che gradimenti.
Ne è tanto più compiaciuta quando Eddy dichiara che il referendum “permetterà al PD per ritornare a parlare con le persone, nelle piazze…“. C’è chi potrebbe porle la domanda perché attendere il confronto referendario e non essersi attivati anche precedentemente con azioni più incisive a difesa di un programma politico che appare ancora troppo sfumato.
Che ciascuno si assolva
La Schlein del resto, tutta giustificandosi, potrebbe difendersi, a chi giudica negativa la sua gestione del partito, con le lapidarie parole del grande allenatore Liedholm “Io schiero la mia squadra in modo perfetto. Il problema è che quando l’arbitro fischia, i miei giocatori si muovono”.
A loro volta, detrattori di sponda avversaria potrebbero sostenere che la squadra di Giorgia si è distinta per manifesta incapacità. Senza di lei a reggere la maggioranza sulle spalle sarebbe il diluvio. Chi ne è parte potrebbe consolarla dicendole, guardando a Primo Levi, “Abbi pazienza, mia donna affaticata. Abbi pazienza per le cose del mondo, Per i tuoi compagni di viaggio, me compreso, Dal momento che ti sono toccato in sorte” e così via.
C’è da augurarsi che le forze politiche in campo non siano alla ribalta solo per l’arte di cantarsele addosso a squarciagola e di santa ragione, correndo il rischio di ulteriori steccate fuori arpeggio. Almeno per la circostanza, la politica dovrebbe applicarsi allo studio del contrappunto invece dell’esibizione del battibecco. Tutti cantano Sanremo ma più spesso è opportuno un po’ di silenzio.
