10.8 C
Roma
sabato, 24 Gennaio, 2026
Home GiornaleSenza “merito” salta la democrazia dell’alternanza

Senza “merito” salta la democrazia dell’alternanza

Il “lodo Bettini” come paradigma politico: quando l’avversione per l’antagonista prevale sui contenuti, la competizione democratica viene svuotata dall’interno.

Il “lodo” Bettini, rilanciato nell’intervista dalla Thailandia pubblicata ieri su “Il Foglio”,  è destinato a fare scuola nella politica italiana. Oggi e soprattutto domani. Per ricordare brevemente, l’ex esponente comunista e oggi autorevole dirigente del Pd della Schlein e punto di congiunzione con i populisti dei 5 stelle, sostiene candidamente che voterà No al prossimo referendum costituzionale sulla giustizia e non più Sì, come ha detto per svariate settimane, perché per un uomo di sinistra adesso prevale l’odio e il disprezzo nei confronti di Giorgia Meloni e di chi ha patrocinato quella riforma.

Il primato dell’odio sul merito

Insomma, il merito non può e non deve contare più nulla quando prevale l’odio nei confronti del nemico politico. Debbo dire che Bettini ha esplicitato con rara chiarezza – la coerenza, come ovvio, non c’entra assolutamente nulla al riguardo – e anche con onestà intellettuale il suo pensiero.

Cioè, di fronte al merito di una riforma, di una legge o di un provvedimento devono prevalere non il confronto o il dialogo su quelle tesi ma, al contrario, i disvalori dell’odio, del disprezzo e dell’anatema contro il nemico politico giurato, a prescindere dai contenuti, da ciò che si pensa e, soprattutto, da ciò che si propone.

Un’antica pratica della sinistra italiana

Certo, si tratta di un comportamento che appartiene anche allo storico armamentario ideologico della sinistra italiana, dal secondo dopoguerra in poi. Ovvero, il nemico va prima criminalizzato politicamente e poi annientato e distrutto definitivamente e con tutti i mezzi a disposizione.

O attraverso l’ormai collaudatissima “via giudiziaria” al potere oppure, e più semplicemente, attraverso l’attacco sistematico e strutturale al nemico giurato.

La vera posta in gioco: l’alternanza democratica

Ma c’è un aspetto, più profondo e più politico, che proprio attraverso il “lodo” Bettini viene definitivamente sacrificato sull’altare di questo stravagante e anacronistico teorema. E cioè, viene semplicemente azzerata quella democrazia dell’alternanza che dovrebbe rappresentare il punto più alto di una democrazia adulta e matura.

Ovvero, due schieramenti che si confrontano sui programmi – il più delle volte diversi se non addirittura alternativi – e che si contendono, di conseguenza, la conquista del potere. Quella democrazia dell’alternanza che però viene aggirata perché, appunto, prevalgono altri criteri e altri disvalori di valutazione politica.

I contenuti, il merito, i programmi dell’avversario non contano più nulla. L’unico dato che emerge è la necessità di distruggere il nemico odiato e disprezzato, con tanti saluti a qualsiasi riconoscimento politico dell’avversario.

Un modello destinato a “fare scuola”

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, il “lodo” Bettini è destinato a fare scuola. Partendo proprio dal suo concreto, e persino plateale, comportamento sul prossimo referendum costituzionale sulla giustizia.

E, infine, la stessa radicalizzazione violenta del conflitto politico e la polarizzazione ideologica sono destinati a consolidarsi sempre di più. E sarà poi inutile lamentarsi. Se non altro, al di là della propaganda dei soliti conduttori dei nostri talk televisivi, sapremo chi dovremo concretamente ringraziare. Primo fra tutti, forse inconsapevolmente, proprio l’inossidabile Goffredo Bettini.