Giriamola come la si vuole, ma è indubbio che la mancanza di una adeguata e convincente offerta politica continui, forse, a essere la vera causa e il vero motivo del persistente astensionismo elettorale.
Un dato che non può più essere ignorato
Un astensionismo che ormai si manifesta sia nelle consultazioni nazionali ed europee, sia in quelle locali. Regionali o comunali non fa differenza alcuna.
E non c’entra neanche il sistema elettorale. Anche perché, limitandoci alle recenti elezioni regionali, il sistema contemplava le preferenze – e parliamo di regioni meridionali dove il rapporto tra eletto ed elettore, per motivazioni storiche, è molto più forte e sentito che in altre parti del Paese – e quindi non si poteva accusare i partiti di aver designato dall’alto i candidati.
Oltre le regole, il nodo politico
Se dunque togliamo di mezzo il singolo sistema elettorale, le modalità di selezione dei candidati e il profilo delle diverse consultazioni, la ragione – forse, lo ripeto – va ricercata nella debole e scarsa offerta politica. Oltre, come ovvio e persino scontato, in una disaffezione cronica e purtroppo radicata che nasce dalla critica al sistema, e cioè ai partiti e al modello di partecipazione politica, con conseguenze negative sulla vita delle istituzioni democratiche.
Sotto questo aspetto è quasi inutile ricordare che esiste una fetta consistente dell’elettorato italiano che non si sente rappresentata. E ormai da tempo.
L’elettorato orfano della tradizione centrista
Si tratta di un elettorato che per lunghi cinquant’anni della nostra vita democratica ha votato la Democrazia Cristiana e i partiti alleati: il PLI, il PRI, il PSDI e anche il PSI. Partiti distrutti e annullati dalla valanga di Tangentopoli.
Nella Seconda Repubblica, tanto nel centrosinistra quanto nel centrodestra, questa rappresentanza politica ed elettorale ha continuato a svolgere un ruolo significativo e talvolta decisivo, seppur in misura minore: il PPI e la Margherita nel centrosinistra; il CCD, l’UDC e in parte anche Forza Italia nell’alleanza alternativa.
Radicalizzazione e vuoto di proposta
È però inutile negare che la progressiva radicalizzazione del confronto politico, da un lato, e l’eccessiva polarizzazione, dall’altro, abbiano finito per cancellare una credibile offerta politica centrista, moderata o anche solo riformista, che pure continua ad avere un consenso sotterraneo non indifferente nel nostro Paese.
Un’offerta centrista che potrebbe rappresentare la vera e autentica scommessa delle prossime elezioni politiche del 2027.
Il coraggio che serve
Ma questa prospettiva sarà possibile solo se vi sarà quello che comunemente si definisce coraggio politico. Un coraggio che, per riaffermare un progetto politico ed essere coerenti fino in fondo, non convive con la mera logica del potere e della sua spartizione, ma opera e rifulge nella testimonianza lineare e trasparente attorno a una proposta di cui si avverte la prolungata assenza.
In effetti, come spiegano molti sondaggisti, questo “vuoto al centro” è una delle cause, se non la causa principale della disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e della res publica. Tuttavia la risposta potrà arrivare solo da chi crede davvero in quel progetto politico e non si lascia incantare dalle sirene del potere.
