Rimini, 23 ago. (askanews) – “Il cammino della ricostruzione non è finito. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E noi intendiamo farlo”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni nell’introduzione, intitolata ‘Segni di speranza’, al volume ‘Le pietre della rinascita’ sulla ricostruzione post sisma del Centro Italia, presentato al Meeting di Rimini.
L’impegno, spiega la presidente del Consiglio, è portato avanti “con determinazione e caparbietà”, per rispondere a quella “domanda di futuro” che arriva da chi è nato e cresciuto in quei luoghi e vuole tornare a viverci. Restare e tornare, osserva, “non sono gesti di immobilismo o di nostalgia: sono una scelta, una visione, un atto di cura, volontà di costruzione. Restare nei territori non significa restare indietro, ma assumersi la responsabilità di prenderli per mano e portarli avanti. Tornare è il desiderio di contribuire a una nuova fioritura, partendo da ciò che si conosce meglio e ha forgiato l’identità profonda”.
L’obiettivo della strategia del governo, coordinata dal commissario Guido Castelli e dalla struttura commissariale Sisma 2016, è “vincere la sfida della rinascita, economica e sociale, dell’Appennino centrale”.
“Oggi il cratere sismico è il cantiere più grande d’Europa, e in questo cantiere non si stanno ricostruendo solo le case, gli edifici pubblici, le chiese, le fabbriche: si sta ricostruendo anche la vita di un’intera comunità, travolta da un evento che ha cambiato per sempre il volto di borghi, città, territori”, scrive Giorgia Meloni nell’introduzione, intitolata ‘Segni di speranza’, al volume ‘Le pietre della rinascita’, presentato in un punto stampa al Meeting di Rimini, dove la struttura commissariale Sisma 2016 è presente con uno stand.
La presidente del Consiglio ricorda la notte del 24 agosto 2016, “sconvolta dalla terribile scossa delle 3.36 che ha devastato il Centro Italia e ha dato il via alla sequenza sismica che ha dispiegato i suoi effetti distruttivi nei mesi successivi, interessando un’area immensa: 8mila chilometri quadrati, 4 Regioni, 138 Comuni”. Fin dall’insediamento, scrive, il governo ha lavorato “con determinazione e capillarità per imprimere, dopo troppi rinvii e false partenze, una decisa accelerazione nella ricostruzione post sisma. Un cambio di passo, testimoniato dai numeri dei contributi concessi per la ricostruzione privata e dalla decisa ripresa di quella pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata”.
Il Centro Italia, osserva Meloni, è “uno degli scrigni dell’identità italiana ed europea”: l’Appennino centrale “custodisce alcuni dei simboli più rappresentativi della storia nazionale e dell’intero Continente. Edifici culturali, storici e religiosi, che hanno disegnato la nostra civiltà e che vogliamo possano continuare a illuminarla per molto tempo ancora”. Il libro racconta il percorso di rinascita di alcuni di questi simboli, “forgiati da pietre millenarie” e in questi anni “restaurate, rigenerate, ricollocate dov’erano”: “Attorno a queste pietre la vita è ripresa, le comunità si sono ritrovate, i legami identitari hanno trovato nuova linfa. Abbiamo bisogno di simboli e di rivedere integre le forme del passato per costruire le forme del futuro. Radici e contemporaneità, eredità e investimenti”.
