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domenica, 25 Gennaio, 2026
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Sotto le ceneri dell’ordine globale

Diplomazia muscolare, giudizi ambigui e scelte unilaterali: il Presidente americano divide, spiazza alleati e avversari e costringe il mondo a fare i conti con un nuovo modo di esercitare il potere.

Trump ha dato una scossa ad un pianeta che confidava su un equilibrio che nascondeva scollamenti sotto le ceneri pronti a trasformarsi in eruzioni dalle imprevedibili conseguenze. Ha diviso le certezze in due fazioni, chi con lui apprezzandone il piglio, chi contro di lui, deprecandone lo stile da ruvido yankee.

L’uomo della concretezza

Sta indicando un nuovo modo di fare relazioni, innovando alla tradizionale diplomazia. Non sembra giocare troppo di melina, parla chiaro con il meglio e il peggio di chi ti sbatte il potere in faccia, passo e chiudo.

Costringe i critici a giudizi che potranno fare centro solo tra qualche decennio. È cosi anche con i Papi della Chiesa il cui segno potrà essere letto con correttezza ed obiettività a congrua distanza di tempo dalla loro morte. Trump ama chi lo sostiene e gli è insopportabile chi lo contrasta o gli fa campagna denigratoria.

Per qualche verso anche Papa Francesco, dal carattere non proprio ciclamino, era uno che andava dritto al punto facendo fuori quelli che non gli erano di squadra. E’ probabilmente questo il nuovo modo del secolo appena iniziato.

Il pro e contro di giudizi contradditori

Ciò che fa riflettere è come quelli che osteggiano Trump, più o meno sottovoce ne hanno apprezzato il cambio di regime in Venezuela dopo aver messo sotto chiave un Presidente non esattamente democratico, al bando le regole del diritto sempre soggette ad infinite interpretazioni. Lo hanno contestato ma c’è da credere che, nell’intimo, sono stati felici che si sia sbarazzato quel paese da uno che non era un campione di libertà.

Lo ha fatto per sua convenienza ma lo ha fatto. In tutto questo tempo il resto del mondo è rimasto soltanto a guardare. Sono gli stessi che avrebbero voluto che si muovesse con analoga risolutezza facendo guerra all’Iran, lì dove si contano i morti tra gli oppositori al regime sembra nel numero di 20.000, non proprio un’inezia.

Per adesso si è fermato sempre per suo tornaconto ma per la stessa ragione, in un prossimo futuro, forse già domani, potrebbe agire mandando in pensione l’attuale potere di quel paese. Quelli che ne biasimano l’azione sono quelli che avrebbero sperato però in una sua iniziativa per ripulire il mondo da un’altra dittatura e in cuor loro lo censurano per essersi fermato solo a minacce per adesso prive di conseguenze.

Lo scenario prossimo venturo tra todo modo e vale tudo

C’è un detto inglese che recita “Difficile fare previsioni soprattutto se hanno ad oggetto il futuro” e non si sa come andrà a finire la faccenda. Che per la Groenlandia passino rotte da mettere sotto tutela a vantaggio di tutto l’Occidente non è una sorpresa e che Trump abbia suonato l’allarme non è di per sé deprecabile. 

La faccenda è curiosa perché la Danimarca rifiuta di essere invasa dal buon Trump ma la regione della Groenlandia a sua volta, pur godendo di una speciale autonomia, sogna l’indipendenza dalla Danimarca. Siamo in presenza di un gioco di rimandi tutto da appianare.

“Da mihi animas, cetera tolle” era il motto di San Giovanni Bosco. Trump ne rovescia il contenuto immaginando forse che così gli venga assegnato il premio Nobel per la pace. Per riuscirci, al tempo d’oggi, si interessa a mettere ordine in tutto il resto, lasciando le anime al loro destino.

Ora ciò che conta è andare al risultato. Ogni mezzo è lecito per raggiungere il traguardo. Trump legge la storia dell’impegno dei sodati della NATO in Afghanistan come gli pare ed anche i fatti di Minneapolis non inducono a conforto ma non si sa mai, con Trump tutto è possibile.