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Tajani: il turismo delle radici grande opportunità per l’Italia

Roma, 14 giu. (askanews) – Il turismo delle radici è una grande opportunità per l’Italia, perché consente di rafforzare il legame con gli oltre 80 milioni di italiani e italo-discendenti nel mondo e, allo stesso tempo, valorizzare piccoli comuni, borghi e aree interne. E’ il messaggio lanciato oggi alla Farnesina dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto all’evento conclusivo della prima fase del progetto “Turismo delle radici”, promosso dal Maeci e finanziato nell’ambito del Pnrr. Alla manifestazione, davanti al Palazzo della Farnesina, hanno partecipato anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, oltre cento sindaci dei Comuni delle radici, consoli, delegazioni giovanili del Coni provenienti da diversi Paesi, esponenti del mondo dello sport.

“Noi celebriamo oggi il turismo delle radici e rifletteremo sui risultati raggiunti insieme in questi anni e lanceremo insieme una vera e propria fase 2 del progetto”, ha detto Tajani. Il vicepremier ha definito l’iniziativa “nata da un’idea semplice ma vincente: portare gli oltre 80 milioni di italiani italo-discendenti nel mondo a riscoprire i luoghi di origine delle loro famiglie”, cioè i luoghi da cui partirono gli antenati “per andare in America, per andare in Europa, per andare in Australia, per andare in giro per il mondo”.

Per Tajani, il turismo delle radici permette di promuovere “un turismo diverso, un turismo che valorizza i piccoli comuni, i borghi, le aree interne”. L’obiettivo del progetto, ha spiegato, è “far riscoprire parti d’Italia che normalmente non sono conosciute”. “Ecco perché ho voluto fortemente che tutto il progetto fosse mirato ai comuni più piccoli. Perché Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Venezia non hanno bisogno di tanta propaganda. I turisti arrivano. Ma pochi conoscono quanto sia bella l’Italia dei borghi, l’Italia di piccoli comuni che raccolgono opere straordinarie o vivono in luoghi di bellezze naturali straordinarie”, ha affermato.

Il ministro ha ricordato la rete costruita attorno al progetto, con “oltre 800 comuni delle radici” e musei delle migrazioni italiane, ringraziando i sindaci presenti. “Pochi sanno quanti sacrifici fa un sindaco di un comune di 1.000, 2.000, 3.000, 5.000 abitanti per renderlo competitivo, per mandare avanti le scuole, per sistemare le strade, per organizzare eventi”, ha detto Tajani, sottolineando di aver voluto coinvolgere direttamente i comuni, “senza passare attraverso altri enti intermedi”.

“I risultati sono straordinari. I viaggiatori delle radici, lo scorso anno, hanno superato i 7 milioni con una spesa di oltre 5 miliardi di euro”, ha proseguito il ministro. Si tratta, ha aggiunto, di “un turismo di alto valore aggiunto”, caratterizzato da “permanenze più lunghe e una spesa superiore a quella turistica internazionale tradizionale”. Tajani ha però avvertito che l’Italia intercetta ancora “soltanto una parte” del bacino potenziale: “Possiamo fare veramente molto ma molto di più”.

Il vicepremier ha quindi richiamato il peso del turismo per la crescita italiana, con “240 miliardi di impatto sul Pil e oltre il 13% dell’occupazione in Italia”, e ha annunciato il nuovo capitolo del progetto grazie ai 200 milioni ottenuti dal Fondo di sviluppo e coesione. “Oltre a portare sempre più turisti nei nostri territori, lavoreremo anche per rafforzare le aree e le strutture dell’accoglienza”, ha spiegato. Le risorse serviranno a una serie di progetti pilota di riqualificazione e valorizzazione di siti e percorsi turistici, borghi, riserve naturali e impianti sportivi nel Centro-Sud, in particolare Lazio, Campania e Puglia.

Tra le priorità indicate da Tajani c’è anche quella dei giovani italo-discendenti, cresciuti ascoltando “i racconti dei nonni e dei bisnonni, le storie dei paesi d’origine, le canzoni popolari, le tradizioni familiari tramandate di generazione in generazione”. “Il nostro compito adesso è quello di aiutare questi giovani all’estero a riscoprire il loro desiderio di Italia e di trasformarlo in esperienza concreta”, ha detto, ringraziando Buonfiglio per aver accompagnato alla Farnesina ragazzi di origini italiane, italo-argentini, italo-venezuelani, italo-svizzeri e italo-americani. Lo sport, ha aggiunto Tajani, è “uno strumento fondamentale per coinvolgere nuove generazioni”.

Nel suo intervento Tajani ha citato anche il caso del segretario di Stato americano Marco Rubio, al quale nelle scorse settimane alla Farnesina è stato consegnato il certificato genealogico delle sue origini piemontesi di Casale Monferrato. “Ci aveva detto il nome, ci aveva detto la città e l’abbiamo trovata. È stato veramente un momento molto emozionante anche per lui. Aveva le lacrime agli occhi quando gli abbiamo dato l’albero genealogico e abbiamo trovato l’atto di nascita e di morte di questo suo antenato”, ha raccontato.

Il progetto, ha sottolineato il ministro, non è “soltanto una ricerca della nostalgia”, ma “una ricerca di italianità, di un grande Paese, dell’orgoglio di essere italiani o italo-discendenti, di essere fieri di parlare la nostra lingua”. Per Tajani il turismo delle radici è parte della “diplomazia della crescita”: rafforzare il legame con gli italiani nel mondo significa creare opportunità per i territori, incrementare le esportazioni e valorizzare il Made in Italy. L’export, ha ricordato, rappresenta “quasi il 40% del prodotto interno lordo italiano”.

Tajani ha poi richiamato il ruolo del Giro d’Italia come “ambasciatore dell’Italia nel mondo”, perché “strumento eccezionale per far conoscere l’Italia meno conosciuta”, e ha salutato Vincenzo Nibali, “ultimo ambasciatore dello sport”. Ha inoltre annunciato il lancio della prima giornata della pasta italiana nel mondo, legata alla cucina italiana, alla salute e alla tutela della dieta mediterranea, e ha indicato il turismo religioso come un’altra sinergia da valorizzare, anche alla luce del rapporto tra Giubileo e turismo delle radici.

All’evento è intervenuto anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, secondo cui il turismo delle radici “è un turismo prezioso, con un valore speciale, generato dal forte legame con la propria terra d’origine. Qualcosa di unico che si tramanda nel tempo e nello spazio”. Mazzi ha ricordato che nei secoli molti italiani hanno lasciato il Paese per trasferirsi all’estero e ha citato la presenza di una parte consistente di italo-discendenti in Brasile, Stati Uniti, Argentina, Canada e Australia.

“Come dimostrano i dati, il turismo delle radici rappresenta un segmento in forte crescita nel settore turistico globale, capace di creare per l’Italia un flusso economico aggiuntivo stimato in 8 miliardi di euro annui”, ha detto Mazzi. Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Puglia, ha aggiunto, sono tra le regioni più attrattive per questo turismo “di ritorno”. Interessando “un bacino di viaggiatori compreso tra i 60 e gli 80 milioni di persone”, il turismo delle radici costituisce “una leva strategica e un’occasione di sviluppo”.

Mazzi ha infine sottolineato che questo segmento si caratterizza per “una spiccata attitudine alla collaborazione tra i vari territori”, una “migliore sostenibilità socioculturale”, una maggiore durata della permanenza dei visitatori, la destagionalizzazione dei flussi, l’incentivazione all’acquisto di prodotti tipici locali e l’interesse per destinazioni “al di fuori dei centri più congestionati”.