Roma, 13 mag. (askanews) – La rivalità con Carlos Alcaraz e Jannik Sinner può diventare una delle grandi sfide del tennis moderno, ma senza odio o tensioni personali. Lo racconta lo stesso tennista spagnolo in un’intervista concessa a Vanity Fair, realizzata prima della rinuncia al Masters 1000 di Madrid e pubblicata mentre il numero 2 del mondo è fermo per un problema al polso che lo costringe a saltare sia gli Internazionali d’Italia sia il Roland Garros.
“Ci aiutiamo a vicenda a dare il nostro meglio – spiega Alcaraz parlando del rapporto con Sinner -. Lottiamo per lo stesso obiettivo, ma non c’è bisogno di odiarsi perché vogliamo la stessa cosa. Quando competi a questi livelli, avere una stretta amicizia è complicato, ma si può fare e io sono assolutamente a favore”.
Il campione spagnolo evita però paragoni con le grandi rivalità del passato: “Le rivalità sono processi lunghi. La nostra non è ancora paragonabile a quelle storiche del tennis perché abbiamo ancora tanti anni davanti. Speriamo di continuare a giocare uno contro l’altro tante volte, magari in molte finali, dividendoci i tornei più importanti”.
Alcaraz si sofferma anche sul momento delicato vissuto a causa dell’infortunio al polso e sulle difficoltà nel gestire la pressione del circuito. “Anche noi siamo umani – racconta -. Ci sono giorni buoni e cattivi, a volte ci si sveglia senza voglia di fare nulla ma bisogna comunque presentarsi. In alcuni momenti non mi sono fermato per prendermi una pausa e questo mi ha portato a non giocare bene e a infortunarmi”.
Il tennista spagnolo parla anche della necessità di trovare equilibrio tra carriera e vita privata: “So di vivere la vita che ho sempre sognato, ma a volte vorrei avere più momenti per me stesso, per fare le cose che farebbe un ragazzo di 22 anni. Cerco di non pensare ai 12 o 15 anni di carriera che potrei avere davanti, perché mi sentirei sopraffatto. Non voglio diventare schiavo del tennis”.
