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Terremoto in Centro Italia, Zuppi ad Arquata: non promesse ma lavoro per ricostruire

Milano, 24 ago. (askanews) – “Non promesse, ma lavoro” davanti alle difficoltà ancora aperte della ricostruzione. È il richiamo del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, nell’omelia per il decimo anniversario del sisma che il 24 agosto 2016 colpì il Centro Italia. La Messa è stata celebrata questa mattina, alle 11, nell’area Sae di Pescara del Tronto, ad Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno.

Nella parte conclusiva dell’omelia Zuppi richiama le responsabilità legate ai ritardi e alle conseguenze sociali di una ricostruzione ancora da completare. Rinascere. Non promesse, ma lavoro, di tutti, ciascuno nelle proprie funzioni e responsabilità tutte importanti, con la forza di quella solidarietà che tanto ha consolato in quei giorni terribili, chiamando le difficoltà con il proprio nome, perché solo così si possono risolvere e trasformarle in nuova capacità ed efficacia con la resistenza di cui siete stati capaci. Sappiamo che non sono senza conseguenze il tempo perduto e le risposte non date. Quanti anziani speravano di vedere di nuovo quello che il terremoto aveva distrutto e hanno sperimentato l’amarezza di chiudere gli occhi lontano dalle proprie case? Quanti non hanno la forza per aspettare e sono andati altrove? Ecco perché rinascere. L’amore accende nei cuori quella luce alla fine del tunnel che sembra non arrivare mai. Anche questa celebrazione ci aiuta a tessere di nuovo la comunità e l’unità tra di noi, perché ricostruire non è solo una questione di edifici ma soprattutto di relazioni, comunità, fiducia, solidarietà. La rinascita non nasce soltanto dai cantieri, ma soprattutto dalle persone, dalle relazioni e dalla speranza condivisa. Ci aiuta il Signore che affronta il terremoto terribile del Venerdì Santo, fallimento di tutto, ma sapendo che il tempio del suo corpo sarà ricostruito. Il Signore accenda i nostri cuori di rinnovata speranza e di senso di responsabilità, di attenzione per tutti, a iniziare dai più deboli. La roccia sicura del suo amore ci fa affrontare quello che manca, perché ora sappiamo che lo Spirito, l’amore di Dio che diventa nostro, ci trasforma, ci dona forza, capacità, forza per fare nascere di nuovo quello che sembra perduto. Dio vi benedica e vi doni di rinascere. Come è scritto sull’architrave della porta di Santa Maria in Pantano ci affidiamo a Maria: ‘Sub tuum praesídium confúgimus, sancta Dei Génetrix’, ‘Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio'”.