Donald Trump prova il colpo ad effetto. E sceglie il Texas, dove la partita per il Senato sta diventando una delle più delicate delle elezioni di novembre. La Corea del Sud investirà 22,3 miliardi di dollari per realizzare a Encinal una gigantesca centrale elettrica a gas da oltre 6 gigawatt, destinata soprattutto ad alimentare data center dell’intelligenza artificiale e impianti per semiconduttori. L’avvio delle attività è previsto dal 2029.
Dai dazi agli investimenti
L’operazione viene da lontano. Nel 2025 Washington e Seoul raggiunsero un accordo commerciale: gli Stati Uniti ridussero al 15 per cento i dazi su importanti prodotti sudcoreani e Seoul assunse un impegno complessivo per 350 miliardi di dollari di investimenti negli Stati Uniti.
Di questi, 150 miliardi sono destinati alla cantieristica navale e 200 miliardi agli investimenti strategici. La centrale texana è il primo progetto concretamente individuato all’interno di quest’ultima quota. Seguono, ancora in differenti fasi di definizione, otto grandi centrali nucleari e il gigantesco progetto Alaska LNG, al quale vengono associati investimenti per circa 54 miliardi.
Non è dunque vero, come potrebbe far pensare una lettura frettolosa dell’annuncio di Trump, che i coreani mettano 200 miliardi nella sola centrale texana. È però significativo che il primo investimento sia proprio in Texas.
La carta dell’energia
Trump può così trasformare un accordo internazionale in uno spot domestico: dazi, capitali stranieri, energia americana, intelligenza artificiale, posti di lavoro. Tutto concentrato nello Stato dove il repubblicano Ken Paxton deve recuperare terreno sul democratico James Talarico.
Il presidente cerca quindi di imprimere il proprio marchio sulla campagna: mostrare che la sua politica dei dazi produce investimenti e che l’America di Trump dispone dell’energia necessaria alla nuova economia digitale. Il progetto di Encinal, per dimensioni e valore simbolico, si presta perfettamente alla rappresentazione.
La coincidenza con la battaglia elettorale è evidente, anche se non autorizza a sostenere che la centrale sia stata localizzata in Texas per aiutare Paxton. Reuters osserva che Trump sta utilizzando proprio questi grandi annunci economici per rafforzare il messaggio repubblicano alla vigilia delle midterm.
Talarico resta davanti
Il problema per Trump è che, almeno finora, Talarico continua a precedere Paxton nei principali sondaggi pubblici. La media RealClearPolling del 26 settembre registra il democratico al 47,6 per cento e il repubblicano al 44,7, con un vantaggio di 2,9 punti; le rilevazioni più recenti oscillano però da margini minimi fino a sei punti.
E qui arriva la beffa. Trump era già sceso in campo personalmente organizzando a Dallas la grande convention repubblicana. Doveva essere la scossa capace di rilanciare Paxton. Secondo lo stesso candidato repubblicano, invece, avrebbe prodotto l’effetto contrario.
In una registrazione di un incontro privato con finanziatori, Paxton ha ammesso: «quando abbiamo fatto quella convention, i nostri numeri sono scesi». La sua campagna contesta l’interpretazione della registrazione e sostiene che i dati siano successivamente migliorati.
Ora Trump ci riprova. Non più soltanto con il comizio, ma con 22 miliardi di dollari e sei gigawatt di potenza. I coreani arrivano in Texas. Resta da vedere se basteranno a cambiare l’andamento della corsa al Senato.

