Home GiornaleThaon di Revel e l’Italia, non solo dello sport, che tornò...

Thaon di Revel e l’Italia, non solo dello sport, che tornò nel mondo

Cortina 1956 non rappresentò solo un evento sportivo: fu il risultato di una diplomazia discreta che, tra Londra e Roma, contribuì a reinserire l’Italia sconfitta nel consesso internazionale

Con la chiusura delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 possiamo essere definitivamente certi che, nel grande euforico ottimismo generale, si è commesso un atto di omissione piuttosto grave. Non sono state ricordate le Olimpiadi di Cortina 1956 e chi le rese possibili agendo a favore di un paese sconfitto su cui la mano alleata era andata giù pesante, malgrado i due anni di cobelligeranza.

Il 5 febbraio scorso sono stati settant’anni dalla conclusione delle Olimpiadi invernali di Cortina 1956. Quell’evento, e più esattamente la sua preparazione, va considerato uno dei momenti decisivi della ricostruzione dell’Italia nel secondo dopoguerra.

Una decisione politica prima che sportiva

Il Comitato Olimpico Internazionale avrebbe dovuto decidere l’assegnazione entro il 1951. In realtà l’idea era di sbrigare la pratica molto prima.

Le prime Olimpiadi estive dopo la guerra sono quelle di Londra del 1948, mentre le prime Olimpiadi invernali sono quelle svizzere di Saint Moritz, sempre nel 1948. In entrambi i casi la scelta riflette chiaramente un equilibrio politico: una nazione europea vincitrice e, per i giochi invernali, una nazione neutrale per eccellenza.

La decisione, infatti, viene presa già nel 1946 e ha un significato politico e simbolico molto preciso.

Per Cortina 1956 si verifica inoltre una curiosa coincidenza: quasi tutti i protagonisti dell’impresa sono cattolici impegnati, molti dei quali legati alla figura di Giovanni Battista Montini. Tutti, inoltre, sono amici di Sergio Paronetto, morto nel marzo del 1945, che nella prima metà degli anni Quaranta aveva favorito l’incontro e la collaborazione tra molti dei protagonisti di questa vicenda.

Il protagonista: Paolo Ignazio Thaon di Revel

Il protagonista assoluto è Paolo Ignazio Thaon di Revel. Economista di primo piano, fu campione olimpico di scherma ai Giochi di Anversa del 1920. Dopo essere stato podestà di Torino, divenne ministro delle Finanze nel governo Mussolini dal 1935 al 1943. Fu un ministro che cercò inutilmente di dimostrare al duce, con dati economici alla mano, che la serie di guerre e interventi militari decisi dal regime — Etiopia, Spagna, Albania — stava indebolendo l’Italia anziché rafforzarla, a cominciare dal piano economico-finanziario e dal mancato rimpiazzo del materiale bellico consumato.

La coppia Thaon di Revel-Paronetto occupa anche un posto significativo nella storia della teoria economica italiana. Tra la fine degli anni Trenta e il 1943 furono infatti tra i pochissimi in Italia a studiare e promuovere il modello del Sistema di contabilità nazionale. Lo stesso sistema che verrà poi adottato in Svezia nel 1939, in Gran Bretagna nel 1943 e negli Stati Uniti nel 1944, diventando in seguito lo standard utilizzato da tutti i paesi del mondo.

Oggi concetti come il PIL fanno parte del linguaggio comune. Ma negli anni Quaranta rappresentavano una novità assoluta.

Thaon di Revel fu membro stimato del Comitato Olimpico Internazionale dal 1932 al 1964. La sua reputazione era enorme. Da olimpionico di scherma godeva di grande prestigio sia a Losanna sia a Londra, dove il CIO si riuniva nel dopoguerra.

Era inoltre un fervente monarchico e la madre, aristocratica britannica, lo rendeva particolarmente ben accetto negli ambienti inglesi, dove veniva considerato quasi un compatriota.

Il progetto: portare i Giochi in Italia

L’idea di portare le Olimpiadi in Italia lo accompagnava da molti anni. Sulla stessa linea si colloca l’altro membro italiano del CIO rimasto in carica anche dopo la guerra: il nobile lombardo Alberto Bonacossa, membro del Comitato dal 1925 al 1953. Nel 1945 i membri del CIO gli chiesero di rimanere al suo posto senza formalità.

Anche Thaon di Revel restò nel Comitato. Frequentatore abituale di Londra, sostenne con entusiasmo le Olimpiadi londinesi del 1948 e lavorò con costanza alla candidatura italiana. In quell’edizione, come in quella di Sankt Moritz, Germania e Giappone erano esclusi. L’Italia invece venne reintegrata nel circuito olimpico internazionale.

Nel 1948 Thaon di Revel rivelò ai colleghi del CIO la sua intenzione di candidare l’Italia. L’anno successivo arrivò l’assenso preliminare per la candidatura.

La rinascita dello sport italiano

Nel frattempo, a Roma, nel 1944 due giovani amici appassionati di sport lavoravano alla ricostruzione dello sport italiano, uno dei settori più compromessi con il regime fascista. Si chiamavano Giulio Andreotti e Adriano Ossicini. Entrambi erano legati da amicizia a Sergio Paronetto. Il padre di Adriano Ossicini, Cesare, aveva fondato la FASCI, la federazione delle associazioni sportive cattoliche, ed era molto stimato da Pio XI, da Eugenio Pacelli e da Alcide De Gasperi.

Nel 1944 Andreotti e Ossicini pensarono subito a un commissario liquidatore per il CONI fascista. La scelta cadde su Giulio Onesti, giovane avvocato socialista e partigiano. Inizialmente il CONI era destinato alla liquidazione. Ma nel 1946 la situazione cambiò radicalmente grazie all’invenzione del Totocalcio e della schedina. Le nuove entrate permisero all’ente di tornare autonomo dal punto di vista finanziario. Onesti passò così da commissario liquidatore a presidente del CONI, carica che manterrà fino al 1978. Per sostenere la candidatura olimpica serviva infatti un Comitato Olimpico Nazionale pienamente operativo.

La regia discreta di De Gasperi

Alcide De Gasperi seguì con grande discrezione l’intero processo.

A Londra sostenne l’azione di Thaon di Revel e Bonacossa. A Roma appoggiò il lavoro di Andreotti, Ossicini e Onesti. Sergio Paronetto aveva parlato molto bene di Thaon di Revel al presidente del Consiglio.

Anche il ministro degli Esteri Carlo Sforza guardava con favore al progetto. Con un CONI autonomo e finanziariamente solido, l’Italia poteva offrire garanzie concrete sulla realizzazione degli impianti necessari per i giochi. Il paese poteva così tornare nel dialogo sportivo internazionale dal quale era stato escluso dopo la guerra.

Il sostegno di Einaudi

A rafforzare l’iniziativa intervenne anche Luigi Einaudi, diventato presidente della Repubblica nel 1948. Estimatore di Paronetto, al quale doveva in parte la sua nomina a governatore della Banca d’Italia nel 1944, Einaudi sostenne il progetto di Cortina 1956. I giochi verranno inaugurati dal suo successore Giovanni Gronchi, anch’egli amico e ammiratore di Paronetto.

Da Cortina 1956 al trionfo di Roma 1960

Nelle sue memorie Giulio Onesti finirà per attribuirsi quasi tutto il merito della candidatura. Nessuno contestò apertamente questa versione.

Eppure il merito principale di aver coltivato per decenni il progetto di portare i giochi olimpici in Italia appartiene a Paolo Ignazio Thaon di Revel. Fu lui a trasformare un sogno in progetto, e il progetto in realtà.

Divenne presidente del comitato organizzatore dei giochi di Cortina e successivamente di quello dei giochi di Roma 1960. La riuscita delle Olimpiadi di Cortina spianò infatti la strada al grande successo internazionale delle Olimpiadi romane del 1960, considerate ancora oggi uno dei momenti più alti nella storia organizzativa dei Giochi

I ricostruttori dimenticati

I protagonisti di questa storia — Thaon di Revel, Bonacossa, De Gasperi, Andreotti, Ossicini, Einaudi, Gronchi — furono tra i grandi ricostruttori dell’Italia del dopoguerra. Furono anche cattolici impegnati e conoscitori del Codice di Camaldoli, elaborato dal loro amico Sergio Paronetto. Ricordarli è un atto di giustizia storica.

Alla fine degli anni Quaranta l’Italia era ancora un paese sconfitto e isolato. De Gasperi aveva ricevuto assicurazioni che l’Italia sarebbe entrata nell’ONU entro il 1949, ma l’ammissione arriverà solo nel 1955.

Il problema di Trieste sarà risolto soltanto nel 1954, con il sacrificio della Zona B. È in questo clima difficile che maturò il successo delle Olimpiadi di Cortina 1956. Per questa ragione sarebbe giusto che almeno Roma, Cortina e Torino dedicassero una strada a Paolo Ignazio Thaon di Revel. Uno dei ricostruttori dell’Italia.