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Torna la gioiosa macchina da guerra

Dopo il referendum e i festeggiamenti di piazza, riemerge una dinamica politica già vista: una coalizione di sinistra radicalizzata e l’urgenza di uno spazio centrista capace di governo.

Il ritorno di un modello politico noto

Carlo Calenda l’ha detto con la consueta chiarezza e trasparenza. E cioè, dopo il voto sul referendum costituzionale, dopo il risultato emerso e, soprattutto, dopo i noti festeggiamenti di piazza, possiamo dire tranquillamente che nel nostro paese è ritornata in grandi stile la “gioiosa macchina guerra” di occhettiana memoria. Una osservazione semplice, ma vera e realistica. Seppur al netto della diversità dei rispettivi contesti politici e storici.

Al riguardo, è appena sufficiente osservare il palco festante dei protagonisti e dei veri detentori del nuovo cartello politico delle sinistre di piazza Barberini a Roma per rendersene conto. Sono i leader, ovviamente legittimi, della sinistra radicale, populista, estremista, sindacale e giudiziaria che adesso dettano l’agenda politica, culturale e programmatica alla intera coalizione di sinistra e progressista.

Il profilo della nuova alleanza

Un progetto che si è manifestato in tutta la sua ampiezza e naturalezza appena le urne hanno confermato la vittoria del NO. E, ieri come oggi, il profilo e la natura politica e culturale dell’alleanza è quella. Cambiano i protagonisti, come ovvio, ma la cifra decisiva della coalizione è sempre la stessa.

Il filo rosso che unisce e compatta l’alleanza resta il massimalismo, l’estremismo e il giustizialismo. L’unico elemento che varia leggermente rispetto alla stagione di Occhetto e della “gioiosa macchina da guerra” è che adesso la coalizione è politicamente e fortemente condizionata anche e soprattutto dai magistrati.

E l’immagine dei festeggiamenti “militanti” al Tribunale di Napoli – fatto anomalo ed unico nella storia democratica del nostro paese – lo ha confermato in modo persin troppo plastico che non richiede neanche ulteriori commenti ed approfondimenti.

La radicalizzazione del conflitto

Ora, è di tutta evidenza che in un quadro del genere la radicalizzazione del conflitto politico, anche violenta e senza esclusione di colpi, diventa la regola e non l’eccezione. Una radicalizzazione che contempla, come del resto è capitato concretamente in quella stagione del nostro paese, la criminalizzazione politica dell’avversario che è solo e sempre un nemico da distruggere e da annientare e, al contempo, un ostacolo da delegittimare anche sotto il versante etico e morale.

Un quadro che, seppur mutatis mutandis, ripropone i vari tasselli di un mosaico già sufficientemente noti e conosciuti dalla politica italiana. È persin inutile ricordare che non si tratta più di una coalizione di centro sinistra ma, com’è evidente credo a quasi tutti, si tratta di una coalizione di sinistra e progressista dove le componenti centriste sono del tutto assenti e se esistono sono drasticamente e strutturalmente irrilevanti e politicamente ininfluenti.

La necessità di un nuovo centro

Ecco perchè il progetto di rilanciare uno spazio politico centrista, riformista, democratico, costituzionale e autenticamente di governo oggi, e più di ieri attraverso quel famoso “Patto per l’Italia” del 1994 di Marini, Martinazzoli e Segni, può giocare un ruolo importante se non addirittura decisivo per l’intera politica italiana.

E, senza alcuna forzatura e senza piegare la storia alla situazione contemporanea, possiamo tranquillamente arrivare alla conclusione che si ripropone quella medesima situazione. Ovvero, di fronte ad un centro destra non sempre unito al proprio interno e con forti accenti radicali e massimalisti, si contrappone un’alleanza di sinistra e progressista fortemente estremista, massimalista e radicale. Appunto, una “gioiosa macchina da guerra”.

Ed è per queste ragioni che il progetto politico, culturale e programmatico di Carlo Calenda va adesso rafforzato e consolidato. Perchè è un progetto politico che non è solo centrista, moderato o riformista ma, semmai, contribuisce a rafforzare l’obiettivo di una vera e propria cultura di governo.