Roma, 8 ott. (askanews) – Gli Stati Uniti non lanceranno nuovi attacchi contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Lo ha annunciato il presidente americano Donald Trump, che ha riferito di colloqui “produttivi” con la Repubblica islamica, pur confermando il mantenimento del blocco navale imposto a Teheran. Le dichiarazioni del presidente trovano un parziale riscontro nelle fonti iraniane, che confermano l’esistenza di contatti diplomatici indiretti attraverso i mediatori regionali, ma non hanno finora annunciato progressi concreti verso un accordo per porre fine al conflitto iniziato lo scorso febbraio.
“Stiamo avendo discussioni produttive con la Repubblica islamica dell’Iran”, ha scritto Trump sulla piattaforma Truth Social. “Voglio chiarire a tutti che, sebbene l’Iran si trovi in pessime condizioni, sia economicamente sia militarmente, e sebbene il blocco rimarrà pienamente in vigore, non attaccheremo l’Iran in alcun momento prima delle elezioni di metà mandato che si terranno negli Stati uniti il 3 novembre”. Il presidente ha concluso ribadendo che “l’Iran non avrà un’arma nucleare”.
L’esistenza di un negoziato trova conferma nelle dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei. Secondo quanto riferito dall’agenzia Tasnim, Teheran ha già esposto “in maniera chiara e decisa” le proprie condizioni per porre fine alla guerra su tutti i fronti e ripristinare la sicurezza nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. Baghaei ha precisato che la risposta iraniana alle proposte della controparte sarà trasmessa attraverso i mediatori. Il portavoce ha inoltre annunciato un’intesa con l’Oman sulla delimitazione geografica delle rotte sicure per la navigazione attraverso lo Stretto.
Anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato, secondo l’agenzia ufficiale Irna, che l’Iran ha presentato ai mediatori un piano operativo per un’intesa, richiamando la proposta iraniana per il ripristino della sicurezza a Hormuz nell’arco di sette giorni. Il presidente Masoud Pezeshkian aveva a sua volta ribadito la disponibilità di Teheran a proseguire il percorso diplomatico, senza rinunciare alla difesa degli interessi nazionali.
Un’ulteriore conferma arriva dal Qatar, che svolge un ruolo centrale nella mediazione. Il 6 ottobre il portavoce del ministero degli Esteri di Doha, Ibrahim bin Sultan Al Hashmi, aveva dichiarato che gli sforzi per avvicinare Washington e Teheran proseguono senza interruzioni, con uno scambio di messaggi fra le parti. Nessuno dei protagonisti della mediazione ha tuttavia confermato che sia stata raggiunta un’intesa sulle questioni principali.
Resta aperto il confronto sullo Stretto di Hormuz. Trump ha sostenuto che nella sola notte precedente sarebbero transitati attraverso il passaggio marittimo 22 milioni di barili di petrolio, senza che un solo barile fosse diretto verso l’Iran o provenisse dal paese. La cifra non trova per il momento conferme indipendenti. Secondo i dati della società di monitoraggio Kpler, citati da Reuters, il 6 ottobre il transito di greggio attraverso Hormuz era sceso a circa 10,1 milioni di barili al giorno, pari al 74% dei livelli precedenti alla guerra. Lo stesso giorno erano transitate soltanto sette navi commerciali cariche di materie prime, contro una media di circa 125 grandi navi commerciali al giorno prima del conflitto.
Le autorità iraniane continuano peraltro a rivendicare il controllo dello Stretto e hanno minacciato nuove restrizioni alle rotte marittime utilizzate per aggirare i blocchi. Washington contesta questa ricostruzione, sostenendo che il traffico petrolifero sta progressivamente tornando ai livelli precedenti alla guerra. Il blocco americano ha comunque provocato un drastico ridimensionamento delle esportazioni iraniane, soprattutto verso la Cina.
L’annuncio di Trump interviene mentre negli Stati uniti erano emerse indiscrezioni su possibili nuovi attacchi militari contro l’Iran, anche prima del voto di novembre. Il presidente ha ora escluso esplicitamente questa eventualità nell’immediato, senza tuttavia annunciare la fine del conflitto né un alleggerimento del blocco economico. La prospettiva di una soluzione diplomatica resta quindi legata alla possibilità di conciliare le richieste iraniane sulla sicurezza di Hormuz e sulla revoca delle misure americane con le condizioni poste da Washington, a cominciare dal programma nucleare della Repubblica islamica.

