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sabato, 30 Agosto, 2025
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Trump e Putin, il gioco pericoloso sul destino dell’Ucraina

Il raid russo su Kyiv è un messaggio all’Europa ma anche all’America. Trump appare oscillante tra fascinazione e timore verso lo zar del Cremlino.

La tempesta di missili e droni sferrata su Kyiv, con il triste bilancio di 25 morti, è un messaggio inequivocabile lanciato da Putin agli europei. Non a caso sono state colpite la delegazione dell’Unione e la sede del British Council, quindi UE e Gran Bretagna. Ciò detto, il Cremlino è tornato ancora ieri ad attaccare gli europei perché starebbero sabotando gli impegni assunti da Putin e Trump in Alaska per giungere alla pace. In realtà, la Russia non ha alcuna intenzione di interrompere la guerra in corso se non verranno soddisfatte le sue richieste. Il messaggio è rivolto anche a Trump.

 

Latteggiamento ondivago del tycoon

Non v’è dubbio infatti che il comportamento tenuto dal Presidente USA nei mesi passati ha rafforzato i convincimenti dello zar circa la possibilità di arrivare al risultato minimo che si è proposto, base di partenza per ulteriori, future avanzate: acquisizione dei 4 oblast dell’oriente ucraino oltre che della Crimea, annullamento di qualsiasi possibilità per l’Ucraina di aderire alla NATO e pure alla UE, indebolimento sino alla sua sconfitta e deposizione di Vladymir Zelensky (quella che Putin chiama la “denazificazione”).

Un programma inaccettabile per gli ucraini e per gli europei che però Trump ha in un qualche modo avallato implicitamente, non solo con i suoi periodici attacchi al Presidente ucraino ma anche, di converso, con i suoi modi aperti e positivi verso quello russo; nei confronti del quale ha assunto un atteggiamento ondivago, in pendolare oscillazione fra incaute profferte di collaborazione e urlate ma innocue minacce di punizione. A testimonianza, forse, di una insicurezza di fondo del tycoon nel suo rapporto con lo zar, mascherata da una supposta risolutezza, che lo condiziona non poco.

Una visione autoritaria della politica

Ma c’è anche un’ulteriore, e non contraddittoria con quella psicologica or ora accennata, chiave di lettura. Più politica. Donald Trump non ama la democrazia, talché il suo modo di esercitare la Presidenza come si è visto è un insieme di ordini esecutivi, di minacce e intimidazioni nei confronti di chiunque ne ostacoli il volere: dal Partito Repubblicano, ridotto a una larva di quello che fu, al Congresso; dai Governatori ai Sindaci delle grandi città; dalla Federal Reserve alla Magistratura.

La democrazia liberale è per lui un orpello, perché per rendere “grande” l’America occorre decisionismo e autoritarismo di governo. In questo suo anelito autocratico Trump vede in Putin una personalità che si è già incamminata, con successo, su quella via. Senza peraltro considerare le differenze, enormi, esistenti fra la società e il sistema americano e quelli russi.

 

Lavversione al multilateralismo

E ancora. Trump non comprende e non accetta il multilateralismo. Non riconosce e anzi detesta gli istituti internazionali di garanzia e controllo. Putin è stato capace di rivendicare un territorio con motivazioni storiche e culturali e ha cercato di andarselo a (ri)prendere. Ovvero fa in Ucraina quello che Trump vorrebbe fare in Groenlandia, a Panama, finanche in Canada. E che per ora ha fatto solo sulle carte geografiche, ridenominando il Golfo del Messico.

Il tappeto rosso di Anchorage, la stretta di mano calorosa rafforzata dagli applausi e da un gesto di amicizia con l’altra mano sono tutti segnali di questa implicita ammirazione. Taluno crede siano anche il segnale di un segreto e inconfessabile timore, sapendo in cuor suo quanto Putin sia abile, spregiudicato, glaciale. Cresciuto alla scuola del KGB. Un soggetto molto rischioso per lui, immobiliarista di alterne fortune ma più che altro showman televisivo, comunicatore che vuol far credere – e ci riesce bene – d’essere un grande, insuperabile uomo di trattativa e affari ma in realtà non così bravo a fronte di controparti preparate, forti, decise. Come Putin è.

Una sfida senza più equivoci

Adesso, però, la volontà dell’uomo del Cremlino è chiara. Trump non potrà più interpretarla diversamente da quella che essa effettivamente è. Così egli dovrà chiarire a tutti, a cominciare dai propri connazionali, quello che davvero intende fare per contrastare l’espansionismo russo. E se lo intende fare.