Ci vorrebbe misura, soprattutto. Misura a destra, laddove si confida sempre troppo nelle politiche securitarie, law and order. E misura a sinistra, laddove ogni protesta viene quasi santificata.
Invece, le manifestazioni di questi giorni hanno scavato un solco ancora più profondo tra gli uni e gli altri. E anche un solco tra piazze e palazzi. Servirebbe misura anche nei giudizi, per l’appunto.
I giovani che scendono per le strade hanno le loro ragioni e vanno ascoltati e capiti, ma quando invece la protesta diventa violenza, l’indulgenza dei loro padri non trova più nessuna giustificazione. Proprio nessuna.
Il fatto è che la politica – tutta, o quasi tutta – la misura non la coltiva più. E, dunque, ogni occasione diventa buona per radicalizzare se stessa. Così, la destra demonizza le proteste oltre il giusto e la sinistra, a sua volta, vi confida più del dovuto.
Non è quello di cui questa nuova generazione che si affaccia ora per le strade avrebbe bisogno.
Per interloquire con i movimenti dei nostri giorni la politica dovrebbe anzitutto ritrovare la virtù del tempo e cioè non improvvisare troppo, non pensare che ogni giorno sia quello cruciale e che l’indomani sia troppo remoto per potervisi dedicare.
Il Sessantotto, a suo tempo, poté lasciare una traccia perché i partiti dell’epoca vi dedicarono la loro attenzione e curiosità, senza troppe condanne ma anche senza troppa indulgenza, ascoltando le parole e cercando di contrastare i loro eccessi e certe vie di fatto che ne potevano discendere. È passato più di mezzo secolo, ma forse non siamo ancora lì.
Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 22 ottobre 2026
[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

