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mercoledì, 4 Febbraio, 2026
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Vannacci e il partito personale: un altro esempio di solipsismo politico

La rottura con la Lega e la nascita di “Futuro nazionale” confermano una dinamica ricorrente: ambizione individuale, fedeltà intermittente e l’illusione che il carisma possa sostituire un progetto politico.

La storia di Vannacci provoca l’irresistibile richiamo a mille citazioni che ne possono descrivere la personalità e il modo di procedere. Finalmente, al pari dell’arrogante Teofilatto dei Leonzi in combutta con Brancaleone, ha sciolto il patto che lo teneva legato alla Lega per dirci che sogna con il suo partito “Futuro nazionale” una nuova Italia.

Nel proclamarlo non denuncia nessuna aria incubatica di felliniana ispirazione ma offre il piglio di chi sente che la carne grida e comanda e non può tirarsi indietro.

Il matrimonio politico e la lezione di Woody Allen

Stando alla lezione di Woody Allen per cui “molti matrimoni finiscono bene, altri durano per sempre” il matrimonio con Salvini si è concluso alla grande facendo chiarezza sul futuro dell’Italia e del mondo.

Eppure Vannacci in più occasioni aveva dato la sua parola di fedeltà, quella propria di un soldato a restare lì dove aveva portato a casa un seggio da europarlamentare che si terrà probabilmente ben stretto.

La parola data e il tradimento: Totò e Flaiano

Si è sacrificato nel tradire l’impegno assunto per dare il modo a Totò di tirare fuori una sua celebre battuta: “Ti rimangi la parola? Sei un mangiaro!”.

O forse avrà agito così in omaggio a Flaiano quando diceva che il ridicolo può uccidere nelle società colte o aristocratiche. Nelle società arriviste e democratiche è la condizione necessaria allo sviluppo della fama. O sarà rimasto impressionato sempre dallo scrittore abruzzese che in uno dei suoi aforismi commentava come deve esserci qualcuno che continua a spostare in avanti la soglia del ridicolo.

Non è escluso che, non avendo però compreso il senso di avvertenza, sia rimasto invece folgorato dal motto latino, così che “Quod Deus perdere vult, dementat prius”, a quelli che Dio vuole perdere, toglie prima la ragione.

Il generale, Totò e la polisemia del ridicolo

Ma Vannacci è un Generale che non recede nei suoi propositi ma si presta alla polisemia del genio del Principe De Curtis con il suo dialogo tra Pulcinella ed un Nobile, che potrebbe essere interpretato dal buon Vannacci, quando nella parodia delle Nozze di Figaro recita: “Tal quale mi vedi, io sono un uomo che la passione di soppiatto devasta e che l’affetto uccide.”

E Pulcinella risponde: “Anch’io sono un uomo che c’ho la passione per un bel piatto di pasta e due fettuccine.”.

Conclusione: tra vanagloria e vaneggiamento

Si potrebbe continuare all’infinito con “Dio li fa e poi li accoppa” e così via. Ma è meglio chiudere con la lezione degli antichi per cui “Multa vagantur, rara sanctificantur”, molti vagano ma rari sono i santificati.

Vannacci oscillerà forse tra vanagloria e vaneggiamenti di potere. Intende colmare il vuoto di partiti in Italia che nascono e muoiono come funghi, più o meno commestibili, a seconda del clima e dell’aria che tira. Solo per lui il suo futuro si farà più che mai interessant