HomeAskanewsVenezia83, "Serpenti": il femminicidio in un labirinto kafkiano

Venezia83, "Serpenti": il femminicidio in un labirinto kafkiano

Venezia, 6 set. (askanews) – L’assurda giornata di un uomo che uccide la moglie senza un motivo, si costituisce per farsi arrestare, pieno di sensi di colpa, ma non ci riesce, perché nessuno lo prende sul serio o gli presta attenzione, tra personaggi kafkiani e grotteschi e riflessioni amare sulla società di oggi e sulle responsabilità individuali.

Presentato alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Serpenti”, di Roberto De Paolis Maino, passato nella sezione Venezia Spotlight, ha anche la firma dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo che lo hanno co-sceneggiato con il regista. Il film, nelle sale dal 10 settembre, è stato accolto calorosamente dal pubblico in sala, il regista, intervistato da askanews, ha detto: “Per fare un film del reale oggi bisogna buttare un occhio a quanto la realtà sia grottesca, quel cinema del reale di prima è diventato troppo poetico rispetto a una realtà che ormai sta collassando verso una farsa. Non credo ci fosse l’intenzione di alterare la realtà ma di raccontare situazioni credibili, possibili, vere, su un uomo che ha ucciso la moglie, ha commesso un delitto atroce”.

L’uomo in questione è Paolo Marra, interpretato da Leonardo Lidi, mentre Alessandro Borghi è uno dei poliziotti del commissariato che sembra sordo alla sua ammissione di colpa, attento solo a scartoffie e ridicole procedure burocratiche; Pietro Castellitto fa l’avvocato “del diavolo” che vorrebbe convincerlo a trovare una via d’uscita, che lui non vuole, per evitare il carcere.

“C’è il femminicidio, ci sono tanti temi complessi, la complessità dell’umano è sempre la drammaticità legata anche al suo ridicolo, mi sono appoggiato alla parte ridicola di quest’uomo che resta sorpreso dalle parole dette dai suoi interlocutori” ha spiegato Leonardo Lidi. Unica donna tra i Serpenti è Valeria Golino, la cartomante, un personaggio surreale che l’uomo incontra in carcere e che gli darà una soluzione, ancora più grottesca e paradossale, come se il delitto di sua moglie non fosse sufficiente.

“Un personaggio che non gli urla contro per quello che ha fatto, ma gli dice: tu vuoi essere punito e redento? Sai cosa, non hai fatto abbastanza, qui dentro non è abbastanza per essere preso in considerazione….”. Un messaggio per far riflettere, come ha aggiunto Alessandro Borghi: “Io sono convinto che questo film esiste anche perché il protagonista dice di aver ucciso la moglie, serve anche a riflettere su una piaga sociale potente come il femminicidio, e non lo fa con un film sul femminicidio ma costringendoti a pensare per tutto a quello, con un’opinione sul protagonista che cambia completamente dall’inizio alla fine”.