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domenica, 11 Gennaio, 2026
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White House, un profilo del suo inquilino

Per decriptare il personaggio può venirci in aiuto il proverbio per cui “la gatta della dispensa quello che fa pensa”. Jonathan Safran Foer sintetizza la sua condotta come qualcosa che normalizza la crudeltà.

Un Presidente concreto o bugiardo?

Il buon Trump da quando è sceso in campo sta facendo impazzire gli analisti politici ricevendo comunque critiche feroci per aspetti opposti. C’è chi lo accusa per essere uno che non da seguito ai mille annunci che spesso e volentieri sbandiera per il mondo e chi invece si dice preoccupato perché sta dando puntuale concretezza a tutto quello che ha proposto per suo programma politico che non era dunque solo di fantasia per accattivarsi le simpatie del popolo Maga. 

Per decriptare il personaggio può venirci in aiuto il proverbio per cui “la gatta della dispensa quello che fa pensa”. Lasciando stare alle interpretazioni in merito alle proiezioni psicologiche della gatta, che attribuirebbe agli altri i suoi stessi difetti, e stando solo al senso letterale, potremmo dire che Trump sta dando corso a tutte le sue intenzioni. 

Il pregio della sincerità

Ispirato da una logica di mercato è possibile si canticchi nella testa il ritornello di una canzoncina che recita: “e qui comando io e questa è casa mia, ogni dì voglio sapere chi viene e chi va”. A dire il vero va anche in casa d’altrui ma è pratica comune anche alle altre potenze mondiali cambiando solo la forma ma non la sostanza.

Trump ha il merito di parlare chiaro e di spiattellarti in faccia proposte e accordi con la pistola sul tavolo. Inutile giocare di diplomazia, conta la forza delle armi e quella economica, il resto è tempo perso. Cina e Russia non hanno la stessa risolutezza o se ci provano non sono così sgargianti nel parlare al pianeta. Putin è uno risoluto che muove guerra, affidandosi puntualmente però ad una comunicazione monotona, noiosa ed essenziale. 

Diversamente, Deng Xiaoping partorì la massima per cui “nascondi le tue capacità e aspetta il tuo momento”. E’ lo stile con cui il dragone cinese si muove sullo scenario mondiale comprandosi intanto le terre in Africa e per ogni dove. Trump, al contrario, ha deciso di andare per le spicce senza troppi funambolismi.

Donald ha aggiunto anche qualcosa in più da dare in pasto ai suoi contestatori quando dichiara che non ha bisogno del diritto internazionale bastandogli seguire esclusivamente la sua morale, il faro a cui guardare per procedere nei suoi intenti, senza impantanarsi in qualche scoglio senza in agguato. 

Una morale di ferro

Sentendolo, a qualcuno è caduto il morale a terra, tant’è che in una intervista su “La Repubblica” lo scrittore Jonathan Safran Foer sintetizza la condotta di The Donald giudicandolo al pari del fallimento morale del potere americano che normalizza la crudeltà. 

Insomma, gli Usa avrebbero perso il senso della missione, della nazione guida dei popoli che esporta libertà e democrazia. Forse erano solo apparenze per nascondere il costante comando sul pianeta e Trump ha almeno il pregio di parlarschietto. Anagrammando “morale” vien fuori un “molare” finalmente tolto, una chiarezza che rimuove un dolore non più da sopportare.

Immaginare la proposta di conferire ad ogni abitante della Groenlandia una bella cifretta per vendere la propria terra agli Usa è un modo concreto e spregiudicato di trattare la questione, al bando la morale ed ogni delicatezza. Qui si tratta di affari e non c’è spazio per altre ipotesi. Del resto così fan tutti, forse appena più velatamente. In caso di diniego c’è sempre l’esercito più forte del mondo da mettere in campo. O “così o Pomì”, tertium non datur, e finalmente troveremo un po’ di pace.