C’è un modo sobrio e concreto di arrivare ai ruoli di vertice nelle grandi organizzazioni internazionali: non attraverso la retorica, ma mediante la continuità del lavoro, la qualità delle decisioni e la capacità di reggere la pressione quando i contesti sono ostili. La nomina di Marco Cavalcante a Direttore dei Programmi del World Food Programme (WFP) si colloca pienamente in questa traiettoria: un incarico operativo di primo livello, nel cuore della principale macchina umanitaria delle Nazioni Unite impegnata nella lotta contro la fame.
Una carriera costruita nel tempo
Dietro la sintesi di un titolo, c’è una storia personale e professionale costruita nel tempo. Sposato e padre di tre figlie, Marco Cavalcante lavora per il WFP dal 2005. In oltre vent’anni di carriera ha ricoperto responsabilità strategiche in alcuni dei contesti più fragili del pianeta, dove la complessità non è un’eccezione ma la regola: conflitti armati, crisi umanitarie, instabilità politica, disastri naturali.
Le sue missioni parlano con la lingua dei fatti: Afghanistan, Etiopia, Malawi, Nepal, Sudan, Sud Sudan, Uganda. Luoghi diversi, ma accomunati da un’esigenza costante: far funzionare l’aiuto quando tutto intorno spinge verso il disordine, la scarsità e l’urgenza.
Programmare l’emergenza, costruire resilienza
Il WFP è un sistema che vive di precisione. Programmare, in un’organizzazione di questo tipo, significa scegliere priorità, standard e strumenti, tenendo insieme emergenza e resilienza: salvare vite oggi senza smarrire la capacità di ridurre i bisogni domani.
In questa prospettiva, la Direzione dei Programmi non è un ruolo di rappresentanza, ma una vera e propria cabina di regia: orienta gli approcci, la qualità degli interventi e la coerenza operativa, con una responsabilità diretta verso le comunità assistite e verso i donatori che finanziano le operazioni.
La responsabilità dei dettagli
È un lavoro in cui contano i dettagli: accesso ai territori, catene logistiche, sicurezza del personale, tempi di consegna, trasparenza nella spesa. E dove l’errore non è mai neutro, perché può tradursi in ritardi, inefficienze o vulnerabilità aggiuntive.
Proprio per questo la scelta di Marco Cavalcante appare, in modo netto, una nomina per merito. Non un riconoscimento di facciata, ma l’investimento su una credibilità costruita sul campo: metodo, disciplina e risultati, giorno dopo giorno, in contesti dove la reputazione non si conquista con le parole.
Una nomina che guarda al presente globale
In un momento storico in cui la sicurezza alimentare è tornata a incidere sugli equilibri internazionali, guidare i programmi del WFP significa tenere la barra dritta tra bisogni crescenti e risorse spesso limitate. Richiede lucidità, responsabilità e capacità di scelta.
Per l’Italia è un segnale di sostanza: nelle grandi organizzazioni globali si cresce quando si dimostra di saper trasformare una missione in impatto. Ed è oggi questa capacità — concreta, misurabile, non spettacolare — a fare la differenza.
