di Luigi Sartori
Nel IV anniversario della Liberazione dell’Italico suolo gli eroi ed i martiri del nuovo Risorgimento Italiano ci ripetono ancora: «Abbiamo fatto il nostro dovere, lo esigevano l’onore, il rispetto della nostra personalita umana, la giustizia e la libertà per il popolo, la carità di Patria ».
Caddero a centinaia e migliaia e dissero col Divin Salvatore: «Noi non abbiamo miglior mezzo per praticare l’amore che dando la nostra vita per coloro che amiamo».
Martoriati e mutilati, feriti e dolenti, affamati ed umiliati soffrirono ogni tormento per salvare i propri fratelli, per proteggere i focolai e gli Altari della Patria, per realizzare una migliore giustizia sociale.
Lutti, lacrime, trepidazioni di mamme, padri, spose e figli ebbero una tregua il 25 aprile 1945. Sembrò spezzato per sempre il cerchio di odi e di sangue: sorgeva l’alba di una nuova era. Sintesi di dolore e di amore, speranza di pace e di tranquillo lavoro.
L’ardua erta era dinanzi a noi. Urgeva salire, salire ancora per conquistare le alte vette della libertà, della giustizia, della onestà, della legalità, per ricostruire pietra su pietra la distrutta prosperità della Patria.
Sul suolo ancora insanguinato da tante innocenti e gloriose vittime era stata piantata la prima pietra migliore per la ricostruzione di una Italia libera e democratica, degna dell’affetto dei suoi figli.
Dimenticate bassezze, passioni, aberrazioni, crudeltà ed ingiustizie tutto un popolo affratellato dalle virtù cristiane, dalla forza romana, riprendeva, dopo la resurrezione, il faticoso cammino.
Lo sospingevano gli ideali e le memorie di una millenaria civiltà, le necessità di una vita più umana e più giusta. La celebrazione di questo anniversario deve riportarci allo spirito puro della lotta clandestina, alle ragioni che lo animarono, alla speranze che lo vivificarono.
Nessuna speculazione di parte può essere consentita e giustificata sulla morte e l’eroismo dei volontari della libertà: furono tutti figli del popolo, di ogni ceto, di ogni fede politica. L’ideale di amore e di libertà li unì nel dolore e nel sacrificio.
Combatterono la guerra per la pace: pace della propria coscienza, pace tra fratelli d’una stessa terra, pace tra i popoli. I più, i migliori, deposero le armi nella certezza che mai più dovessero riprenderle in un mondo finalmente placato e più giusto.
Oggi, dopo quattro anni, quale e quanto cammino è stato percorso? La nuova Carta costituzionale dello Stato, nata dalla coscienza e dalla volontà del popolo, è un punto fermo delle conquiste democratiche.
Ponti, ferrovie, case vanno ricostruendosi con promettente tenacia. La tutela dell’ordine pubblico va sempre più consolidandosi. L’Italia non è più ignorata nel consesso delle nazioni. Il Patto Atlantico garantisce il nostro Paese da ogni dolorosa sorpresa. Sono state gettate le basi per la discussione e l’approvazione delle leggi sociali.
Occorre pero una coscienza politica onesta e dinamica per superare tutti gli ostacoli: quelli causati da un triste ventennio di regime totalitario e da una tristissima guerra distruttrice e principalmente quelli artatamente frapposti da falsi profeti, da pericolose ideologie materialistiche, da egoismi di classe, da invadenti profittantismi.
Quella forza ideale che ci viene dai secoli scorsi, dalla tradizione cristiana, dalle sofferenze remote e vicine, dal lavoro e dal genio profusi in tutto il mondo e che i Volontari della Resistenza, raccattandola dal fango, hanno di nuovo innalzato, deve essere e sarà la motrice delle azioni del nostro popolo.
Con questi propositi e con queste speranze i superstiti di coloro che caddero giorno per giorno per un santo ideale, sempre consapevoli del proprio dovere di servire con devozione e ferrea volontà il Paese, ricordano a tutti gli Italiani questa storica data.
(L. Sartori, “XXV Aprile”, Il Popolo, 24 aprile 1949)
