Home GiornaleGioberti e Leopardi, l’amicizia ignorata nel racconto di Cazzullo

Gioberti e Leopardi, l’amicizia ignorata nel racconto di Cazzullo

Il filosofo e politico sabaudo, uno dei maggiori protagonisti del Risorgimento, ammirava profondamente il grande poeta di Recanati, pur dissentendo dalla sua filosofia. Ieri sera, in “Una giornata particolare”, non se n’è parlato.

Ieri sera Aldo Cazzullo, in Una giornata particolare su La7, ha raccontato Giacomo Leopardi sull’onda del suo “Infinito”. Nel corso della trasmissione non è emerso, però, un rapporto che merita attenzione: l’amicizia con Vincenzo Gioberti, filosofo e politico sabaudo, fra le figure più importanti del nostro Risorgimento. Un tassello utile anche per ritrovare, accanto al poeta, il pensatore.

 

Un viaggio e sette lettere

I due si conobbero a Firenze nel 1828, nell’ambiente di Giovan Pietro Vieusseux. Il 10 e l’11 novembre viaggiarono insieme verso Recanati, dove Leopardi rientrava dopo il soggiorno toscano. La consuetudine proseguì per lettera: del carteggio ci sono pervenuti sette testi, sei di Gioberti e uno di Leopardi, datati fra il 1829 e il 1833.

Non erano semplici scambi di cortesie. Nella lettera del 12 gennaio 1829 Gioberti ricorda che Leopardi gli aveva chiesto di abbandonare i cerimoniali, scrivere con familiarità e mandare lettere lunghe, come agli amici intimi. Affiora un bisogno di conversazione e vicinanza: il futuro protagonista della politica italiana confida all’amico anche le proprie difficoltà di salute e di studio.

«Non solo amato, ma… adorato»

La testimonianza più intensa arriva dopo la morte del poeta. Nel Primato morale e civile degli Italiani, del 1843, Gioberti scrive: «Essendo io stato suo amico, avendolo, non solo amato, ma sto per dire adorato». Celebra l’ingegno leopardiano, ma anche la rettitudine, la modestia e la generosità dell’uomo.

L’affetto conviveva con un dissenso profondo. Gioberti contestava le conclusioni scettiche e materialistiche dell’amico, senza negarne il rigore. Nella sua lettura, Leopardi aveva avuto il coraggio di portare quelle premesse alle conseguenze estreme. La divergenza religiosa non cancellava la stima: alimentava un confronto che continuò negli scritti giobertiani.

Due filosofi davanti all’infinito

Giova ricordare, a questo riguardo, che Emanuele Severino ha dedicato a Leopardi un libro, Il nulla e la poesia, in cui gli riconosce una straordinaria statura filosofica. È una prospettiva che invita a leggere insieme i versi e il pensiero, senza relegare quest’ultimo a semplice commento della sofferenza personale.

Dunque, recuperare la testimonianza di Gioberti significa allargare il ritratto di Leopardi e illuminare un incontro fra percorsi diversi della cultura italiana. Da una parte la ricerca di un fondamento religioso e civile; dall’altra l’interrogazione radicale sull’esistenza. La loro amicizia conserva una lezione: si può dissentire sulle questioni ultime e riconoscere nell’altro una grandezza che ci riguarda.