Le radici culturali e spirituali del dossettismo
Da Giuseppe Dossetti (1913-1996) ha tratto il nome il cosiddetto dossettismo, un orientamento politico nell’ambito della Democrazia Cristiana dopo il fascismo, e tra gli anni quaranta e cinquanta i dossettiani, a partire dai “professorini” (Amintore Fanfani, Giuseppe Lazzati e Giorgio La Pira), hanno svolto un ruolo non solo politico, ma anche culturale e spirituale, che si è riverberato in particolare nei lavori dell’Assemblea Costituente, cioè nella elaborazione del testo costituzionale, da loro inteso come la Casa comune per i suoi valori, che erano condivisi non per compromissione, bensì per mediazione.
In questa ottica, Dossetti svolse un compito importante, anche come animatore del gruppo dei democristiani di sinistra, svolgendo un ruolo che ritornerà nel tempo, cioè punto di riferimento ideale dei valori costituzionali.
Filosofo di riferimento fu Jacques Maritain per il suo libro Umanesimo integrale, che indicava la fine della cristianità sacrale e auspicava l’avvento di una società non decorativamente cristiana, bensì vitalmente cristiana; da qui, da parte dei dossettiani, l’accettazione della laicità e del pluralismo come coordinate per individuare un nuovo senso dello Stato.
Come ha ricordato Enrico Galavotti, Dossetti intravedeva la necessità di impostare una riflessione sullo Stato postfascista e sul futuro ruolo dei cattolici e per questo coinvolse alcuni amici e colleghi: oltre ai “professorini”, anche Laura Bianchini, Antonio Amorth, Sofia Vanni Rovighi, Gustavo Bontadini, padre Carlo Giacon e Umberto A. Padovani.
Casa Padovani e la preparazione dei cattolici alla democrazia
Riguardo al docente universitario Padovani è da dire che, per quanto il suo impegno maggiore fosse di carattere teoretico (come filosofo della religione e filosofo morale), non si può trascurare il suo impegno civile. Infatti, in una serie di incontri a Casa Padovani a Milano si svolse un confronto sul tema dell’assetto del futuro Stato ed è proprio in queste riunioni clandestine che si deve individuare la genesi del dossettismo.
L’idea di fondo condivisa dal gruppo, che troverà espressione in un «documento programmatico» (andato perduto), è che dalla morte del fascismo non dovesse scaturire una rinascita dello Stato liberale, considerato responsabile dell’avvento di Mussolini.
Occorreva, invece, dare vita a una vera democrazia che, accantonando la prospettiva elitaria perseguita sino alla crisi del 1922, fosse capace di inserire nel circuito decisionale della vita del paese le masse popolari: occorreva in definitiva uno Stato che ponesse al vertice della propria autorealizzazione la persona umana.
Non mancarono iniziative clandestine di riflessione e progetti di società democratica: nella Democrazia Cristiana segnaliamo il progetto di Costituzione elaborato da Umberto Tupini (che abbiamo ricordato su queste colonne).
Dal canto loro i dossettiani davano al problema un taglio culturale e educativo, nel senso che per loro era piuttosto essenziale un lavoro di preparazione dei cattolici italiani, al fine di “alfabetizzarli” dopo il periodo di assenza dalla vita politica o di presenza clerico-fascista: l’obiettivo era dare vita a quella che essi chiamavano la Civitas humana (l’omonima associazione fu fondata da Dossetti nel 1946).
Erano dell’idea che i cattolici italiani non fossero maturi per formulare una propria proposta politica e quindi occorresse prepararli con un lavoro educativo.
In questo contesto gli incontri di Casa Padovani puntavano (come è stato osservato in occasione della celebrazione della nascita di questo pensatore) a pensare la ricostruzione, e a Padovani va riconosciuto un significativo impegno politico, aspetto meno noto rispetto alla sua speculazione filosofica, eppure interessante.
Infatti, la possiamo avvicinare alla impostazione che Maritain presenterà nelle lezioni tenute nel 1949 e pubblicate nel 1951 e raccolte nel libro L’uomo e lo Stato, dove fin dal titolo la priorità e il primato sono riconosciuti alla persona umana, mentre allo Stato è assegnato un ruolo strumentale di servizio; l’indicazione maritainiana de L’uomo e lo Stato coglie nel riconoscimento della originaria dignità dell’uomo come persona il senso del rapporto con lo Stato democratico in opposizione alle diverse forme di totalitarismo politico delle ideologie novecentesche.
Dalla comunità del Porcellino ai lavori della Costituente
È da aggiungere che gli incontri milanesi di Casa Padovani ebbero un seguito negli incontri romani a casa delle sorelle Portoghesi con la cosiddetta comunità del Porcellino di via della Chiesa Nuova, frequentati da diverse personalità (dal 1945 ai primi anni ’50).
Come ha ricordato Telemaco Tuzi, più frequentemente partecipavano quelli legati a Cronache Sociali (periodico fondato da Dossetti nel ’47), tra i quali Aldo Moro, Benigno Zaccagnini, Leopoldo Elia, Raniero La Valle, Luigi Gui, Giuseppe Alberigo, Vittorino Veronesi, padre Davide Turoldo e lo stesso Padovani; ospiti eccezionali furono Alcide De Gasperi, Mario Scelba, padre Agostino Gemelli, mons. Sergio Pignedoli, nonché Jacques Maritain, all’epoca ambasciatore di Francia presso la Santa Sede.
Richiamerei l’attenzione su quanto ha rilevato Paolo Giuntella, ossia che questa Comunità “fraterna e operosa” appare per molti versi simile al sodalizio di Casa Maritain o di Casa Mounier.
La comunità di intellettuali cattolici detti “dossettiani” era a diverso titolo interessata alla politica, e l’interesse era motivato soprattutto dalla esigenza di prepararsi all’Assemblea Costituente, nella quale diedero un apporto cospicuo, specialmente alla prima parte della Costituzione repubblicana, relativa ai diritti e doveri del cittadino.
I piccoli gruppi, De Gasperi e la questione del centro
Dunque, fu un lavoro importante quello svolto dai Costituenti cattolici presenti nell’Assemblea Costituente che molto deve anche al lavoro preparatorio a Casa Padovani e a Casa Portoghesi, nonché ai cosiddetti “costituenti ombra”.
Sono tutte espressioni di “piccoli gruppi”; una categoria, questa, cara a Maritain, che la configurava a livello politico, educativo e spirituale; diversamente denominati (piccoli gruppi, élites democratiche, minoranze profetiche) sono da Maritain additati come efficaci mezzi di risvegliamento etico del popolo.
Il dossettismo in qualche modo svolse questa funzione in ottica alternativa a De Gasperi: al riguardo si potrebbe forse dire che con De Gasperi la DC aveva una impostazione di centro che guardava a sinistra, mentre con Dossetti una impostazione di sinistra che guardava al centro: in ogni caso i conti con il centro erano da fare.
Ed è un problema anche di oggi.

