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mercoledì, Febbraio 26, 2025
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Dibattito | Qual è la politica estera del campo largo?

Una comune visione di politica estera non solo è indispensabile per essere credibili nei confronti degli altri paesi ma è anche e soprattutto, come insegna la tradizione democratico cristiana, la proiezione della politica interna.

Lo so bene. Porre la domanda in modo secco su qual è la strategia di politica estera del cosiddetto ‘campo largo’ è un esercizio inopportuno e anche un po’ sgradevole. Perché, semplicemente, è “politicamente scorretto”. Non a caso, e anche giustamente, ci si sofferma sulle distinzioni all’interno dei partiti che compongono l’attuale maggioranza di governo ma è quasi un tabù porre la riflessione, banale e quasi scolastica, su quale sarebbe la politica estera di un governo guidato dalla sinistra radicale, massimalista e populista. È una domanda, del resto, che non compare nei vari talk televisivi e né, tantomeno, si indaga su ciò che pensano e dicono al riguardo, la Schlein, “l’avvocato del popolo” o il trio Fratoianni/Bonelli/Salis. Su questo versante vale l’antico adagio manzoniano “troncare e sopire”.

Più prosaicamente, meglio concentrarsi sulle battute del capo della Lega, prevalentemente infelici e quasi mai azzeccate, che non indagare sulle 6 o 7 posizioni che attraversano attualmente il cosiddetto “campo largo”. Eppure la politica estera era, e resta, la stella polare decisiva per la costruzione di una alleanza politica e auspicabilmente di governo. 

Quando manca questo comune denominatore – anzi, quando è del tutto assente – diventa francamente difficile dar vita ad una coalizione politica. Perché un conto sono i pregiudizi ideologici e i violenti e quasi squadristici insulti personali – che appartengono, come noto a quasi tutti, al campo della propaganda spicciola -, altra cosa, ben altra cosa, sono i programmi comuni su come collocare un paese come l’Italia nello scacchiere europeo e soprattutto internazionale. Ed è proprio su questo versante che emergono le profonde, radicate e quasi strutturali contraddizioni che non si possono cancellare o rimuovere con un colpo di spugna o con atteggiamenti meramente trasformistici ed opportunistici. Anche perché, e ancora di più, una comune visione sulla politica estera non solo è indispensabile per essere credibili nei confronti degli altri paesi europei ed internazionali ma, come ci ricorda la migliore cultura democratico cristiana, la politica estera è semplicemente la proiezione della politica interna.

Ora, e sempre su questo versante, forse le drammatiche vicende storiche che stiamo vivendo ci spingono ad individuare sempre di più nelle coordinate di una credibile, coraggiosa e coerente politica estera le ragioni essenziali e discriminanti per costruire le future alleanze nel nostro paese. Anche perchè coalizioni posticce e fragili rischiano di sciogliersi come neve al sole nel momento in cui si debbono intraprendere scelte politiche chiare e nette per la nostra sicurezza e per la nostra stessa sopravvivenza. I pregiudizi ideologici e personali si sfarinano altrettanto facilmente di fronte a queste domande. E se l’attuale maggioranza di governo deve fare i conti principalmente con gli svolazzamenti tardo ideologici e le intemperanze populiste e demagogiche della Lega di Salvini, nel cosiddetto ‘campo largo’ si sommano tuttora l’alfa e l’omega. Cioè tutto e il contrario di tutto. Ma una coalizione politica e di governo non è una assemblea studentesca come la immagina la simpatica Schlein dove si sostituiscono le contraddizioni interne con gli insulti e gli attacchi personali agli avversari/nemici da abbattere e da annientare al più presto. Prima o poi, anche se la domanda è oggi “politicamente scorretta” nell’attuale panorama mediatico, le contraddizioni emergono e qualcuno dovrà pur dare una risposta politica. Con coerenza, serietà, trasparenza e lungimiranza.