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giovedì, 8 Gennaio, 2026
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A Firenze non si dona solo arte. Chiedetelo ai barboni

Un senzatetto muore sotto un ponte e dona i suoi organi: Firenze scopre che la dignità non abita nei musei ma nei gesti anonimi che interrogano la coscienza collettiva.

Firenze evidentemente oltre ad essere invasa dai turisti offre anche esempi da appuntare per tutto il calendario del prossimo anno o almeno finché duri nella memoria degli uomini un gesto di generosità o, in una comunità, il riconoscimento civico da sigillare almeno con una via da intestare a chi se ne è reso protagonista.

Nella città di Dante gli homeless sanno competere con le bellezze artistiche

 Di questi tempi fa freddo, si registra una temperatura da far sbattere i denti ma solo a chi avverte la differenza tra stare per strada o riparare dentro casa. Gli homeless sono costanti nel fronteggiare la situazione, nel gelo riescono loro a far intirizzire il freddo impalato in un punto nel tentativo di intimidirli, tentando di fare breccia nella loro indifferenza. 

Per i barboni che vivono la strada, con la confidenza di quando rovistano nelle loro tasche vuote al pari della loro pancia, non è il gelo a far paura. Saper abitare un’esistenza stando solo al presente non è facile. Potrebbero insegnarlo a chi si affanna solo per il dopo o chi si compiace solo per il passato. Di questa forza non ne fanno un vanto, non ne hanno bisogno, stanno nel loro, concentrati solo di essere sul momento e non altro. 

A volte la morte non la passa liscia

Uno di questi ci ha lasciato, giorni fa, la pelle.L’hanno trovato esanime sotto un ponte dell’Arno. Non sarebbe il primo e neanche l’ultimo. Si legge che sia stato un tossicodipendente ed anche qui nulla di eccezionale. Semmai quello che ha lasciato in eredità avrà fatto intossicare la morte che ne aveva sceneggiato una fine anonima e ingloriosa. 

Tempo fa, all’atto del rinnovo della carta d’identità, questo barbone ha firmato per la donazione dei suoi organi così che, in tempo di feste, il magistrato competente, chesingolarmente fa Natale di cognome, ha dato l’assenso perché dal cadavere fossero prelevati cuore, fegato e reni. Qualcuno se ne sarà avvantaggiato e si spera che non emergano episodi di rigetto a causa di un corpo ricevente abituato al tepore di una casa, tanto da mettere in crisi quegli organi avvezzi a ben altro.

Siamo di fronte ad un barbone che l’ha fatta in barba al destino replicandosi finalmente in una zona di confort, più replicante di Barbapapà e opposto alla asprezza di Barbablù. Di lui non è noto il nome, sembra sia di origine aretina. E’ uno che non ha avuto bisogno di ricorrere alle piattaforme web per fare regali indimenticabili.

Il dovere di un ricordo di un anonimo capace di segni

Due anni fa a Roma, nella zona del Testaccio, un senzatetto di nome Florian è stato trovato morto sulla panchina di una piazza che era diventata la sua casa. Tratteneva con tutti gli abitanti di zona rapporti di grande cordialità, tanto da diventare un riferimento importante, un punto di incontro, di convergenza e di esercizio alla parola di tante persone della zona. Oltre al dolore e alle belle parole non sembra gli abbiano forgiato nulla che ne testimoniasse la sua grande umanità ai posteri.

“Firenze stanotte sei bella in un manto di stelle” recita la canzone. Speriamo che questa città faccia meglio della Capitale e sappia dedicare almeno una targa ad un senza nome ricco di tutte le lettere del cuore.