Home GiornaleAccoglienza e diritto: la pace nella giustizia

Accoglienza e diritto: la pace nella giustizia

Pubblichiamo la parte finale della prolusione tenuta presso il Tribunale ecclesiastico interdiocesano di Basilicata dal Vicepresidente per l’Italia Meridionale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario 2025.

Accogliere nella dignità

I migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati devono essere accolti come esseri umani, nel pieno rispetto della loro dignità e dei loro diritti umani, qualunque sia il loro status migratorio. Sebbene ogni Stato abbia diritto a gestire e controllare le proprie frontiere, i migranti e i rifugiati devono essere accolti in conformità agli obblighi specifici in virtù del diritto internazionale, incluse le leggi sui diritti umani e quelle internazionali sui rifugiati.

E poi, quanto più si apriranno vie alternative e legali per i migranti e i rifugiati, meno essi diventeranno preda di reti criminali e vittime della tratta o di sfruttamento e abuso nel contesto del traffico di migranti. Il diritto alla vita è la garanzia più fondamentale della libertà civile e politica.

Promuovere lo sviluppo umano

Un altro verbo importante è promuovere, cioè favorire lo sviluppo umano integrale dei migranti e dei rifugiati. Attualmente la durata media dell’esilio di coloro che sono fuggiti dai conflitti armati è di 17 anni. Anche per i lavoratori migranti il tempo trascorso lontano da casa può arrivare a diversi anni.

 

Gli Stati di accoglienza, più che offrire una semplice risposta di emergenza e servizi di base, devono fornire strutture che consentano a coloro che rimangono a lungo termine di realizzarsi come persone, contribuendo così allo sviluppo del Paese che li ospita.

Inoltre, posto che uno dei principi fondamentali degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030 è quello di “non lasciare nessuno indietro”, la comunità internazionale deve aver cura di includere i rifugiati, richiedenti asilo e lavoratori migranti nei suoi piani di sviluppo.

Integrare per arricchire le comunità

Infine integrare, ovvero arricchire le comunità grazie ad una maggiore partecipazione dei migranti e dei rifugiati. La presenza di migranti e di rifugiati è un’opportunità per creare una nuova comprensione e allargare gli orizzonti.

Ciò si applica sia a coloro che vengono accolti, che hanno la responsabilità di rispettare i valori, le tradizioni e le leggi della comunità che li accoglie, sia alla popolazione autoctona, chiamata a riconoscere il contributo benefico che ogni migrante può apportare a tutta la comunità.

Entrambe le parti si arricchiscono reciprocamente grazie alla loro interazione, mentre la comunità nel suo insieme si vede rafforzata da una maggiore partecipazione di tutti i suoi membri, sia autoctoni sia migranti. Ciò è vero anche quando i migranti o i rifugiati decidono di fare ritorno in patria.

Fraternità e pace duratura

Concludo con il numero 17 della Lettera Apostolica Octogesima adveniens di Paolo VI (1971):

“È dovere di tutti, e specialmente dei cristiani, lavorare con energia per instaurare la fraternità universale, base indispensabile di una giustizia autentica e condizione di una pace duratura: ‘Non possiamo invocare Dio, Padre di tutti gli uomini, se rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. La relazione dell’uomo con Dio Padre e quella dell’uomo con gli altri uomini, suoi fratelli, sono tanto connesse che la Scrittura dice: “Chi non ama, non conosce Dio” (1Gv 4,8)’”.

Perché, come osserva Papa Francesco in Fratelli tutti: “quando si accoglie di cuore la persona diversa, le si permette di continuare ad essere sé stessa, mentre le si dà la possibilità di un nuovo sviluppo… Non va ignorato il rischio di finire vittime di una sclerosi culturale. Perciò abbiamo bisogno di comunicare, di scoprire le ricchezze di ognuno, di valorizzare ciò che ci unisce e di guardare alle differenze come possibilità di crescita nel rispetto di tutti. È necessario un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone, le famiglie e le comunità possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui” (cfr. FT, n. 134).

 

Per leggere il testo integrale della prolusione