Il ritorno del Centro nella politica italiana
Può anche apparire un fatto paradossale, quando non anomalo. Ma è indubbio che adesso il Centro ha ripreso, seppur in miniatura, un suo ruolo preciso nella politica italiana. Un ruolo, del resto, che ha caratterizzato le vicende democratiche del nostro Paese dal secondo dopoguerra in poi. Prima con la straordinaria esperienza della Democrazia Cristiana e dei suoi partiti alleati e poi, nella cosiddetta Seconda Repubblica, con i partiti di orientamento centrista che hanno saputo orientare e condizionare il progetto delle rispettive coalizioni.
Un ruolo che, purtroppo, si è progressivamente indebolito anche perché il bipolarismo selvaggio e violento ha preso il sopravvento, privilegiando le formazioni più estremiste, più massimaliste e più radicali.
Si vince al centro, si governa dal centro
Ora, però, seppur molto lentamente, l’utilità di riavere un Centro nella geografia politica ritorna d’attualità. Anche perché l’antica saggezza e sapienza di matrice democristiana, dopo anni di voluta e mirata criminalizzazione politica e culturale, sta nuovamente facendo breccia. E cioè, in Italia «si vince al centro ma soprattutto si governa dal centro».
E, di conseguenza, senza un progetto politico centrista o una presenza politica centrista o una cultura politica centrista, le coalizioni semplicemente non sono in grado di governare. E questo per la semplice ragione che la cultura di governo coincide prevalentemente, se non quasi esclusivamente, con il centro politico, culturale e programmatico.
Dopodiché, è di tutta evidenza che anche il Centro è plurale. Non a caso oggi registriamo la presenza di forze centriste tanto nella coalizione di sinistra e progressista quanto in quella di centrodestra. E c’è anche chi sfida tutti attraverso un progetto autonomo di Centro.
Il rischio di un ruolo puramente ornamentale
Certo, non possiamo non aggiungere che l’eccessiva frammentazione e divisione del campo centrista nelle rispettive coalizioni non contribuisce affatto a rafforzare il profilo centrista delle alleanze suddette.
Perché, alla fine, quello che conta realmente è come il Centro riesce, o meno, a ritornare protagonista nella cittadella politica italiana. E questo lo si può fare solo e soltanto attraverso la capacità di saper costruire un progetto politico da un lato e, al contempo, di renderlo competitivo all’interno della coalizione o in modo autonomo.
Se, al contrario, il tutto si riduce a giocare, come è puntualmente capitato in questi ultimi tempi, un ruolo puramente ornamentale e del tutto ininfluente ai fini della costruzione del progetto politico, si corre anche il serio rischio di contribuire a continuare a ridicolizzare la nobile e qualificata cultura politica di centro.
Il bivio tra protagonismo e irrilevanza
Per queste ragioni, semplici ma oggettive, siamo arrivati a un bivio. E cioè, o il Centro recupera definitivamente la sua dignità e il suo ruolo oppure, di conseguenza, è destinato a continuare a essere puramente ancillare, politicamente irrilevante e anche programmaticamente inconsistente.
Ecco perché, dopo il ritorno di attenzione di molti commentatori e opinionisti al Centro e a tutto ciò che può ancora rappresentare nel nostro Paese, adesso servono anche coerenza, coraggio e determinazione.
In gioco, infatti, non c’è un’alchimia politica ma un preciso richiamo alla storia democratica, e anche costituzionale, del nostro Paese.
Rinunciare a questo impegno significherebbe anche, e soprattutto, indebolire la qualità della nostra democrazia. Oltre alla credibilità delle nostre istituzioni democratiche e alla stessa efficacia dell’azione di governo.

