Una riflessione nata dall’esperienza
Nelle prime tre righe del saggio di Giancarlo Cesana sono riassunte in estrema sintesi le motivazioni ad averlo scritto: “Questo libro è una riflessione sulla mia esperienza di medico, psicologo ed educatore, con un grande debito nei confronti di Luigi Giussani, indimenticabile maestro di vita”. Emerge fin da subito un piglio narrativo che fa tesoro dell’esperienza vissuta nei profili professionali descritti dall’autore: non si tratta di un’opera astratta ma del resoconto di una vita immersa in un contesto di relazioni umane che hanno sollecitato risposte all’interrogativo posto dal titolo: “Ed io che sono?” che è un’espressione di cui siamo debitori a Leopardi e che Cesana riprende e fa propria per spiegare come pedagogia e psicologia siano due aspetti complementari dell’impegno educativo.
Un libro che descrive un percorso illuminato dal senso di infinito e dall’idea di libertà, volutamente pratico nelle argomentazioni, propositivo nelle scelte da compiere, persino metodologicamente ed epistologicamente corretto ad una analisi sottoposta agli addetti ai lavori, a coloro – cioè – che si occupano di istruzione, formazione ed educazione.
L’introduzione di Franco Nembrini e la prefazione del compianto Prof. Eugenio Borgna arricchiscono il testo soprattutto rispettivamente sotto il profilo della testimonianza e della condivisione e dal punto di vista dell’ortodossia scientifica dell’impostazione narrativa.
Entrambe sono un valore aggiunto ed un imprimatur di liceità ed apprezzamento condiviso dell’impostazione colloquiale e connotativa voluta dall’autore.
Educazione come incontro umano
Nel suo Ed io che sono, Giancarlo Cesana affronta il rapporto tra psicologia ed educazione partendo da una domanda decisiva: che cos’è la persona? La sua riflessione prende posizione contro una visione riduttiva che tende a subordinare la pedagogia alla psicologia, come se educare fosse semplicemente applicare modelli o schemi derivati da una scienza del comportamento.
Uno dei nuclei più significativi del libro è proprio questo: l’educazione, per Cesana, non è una tecnica né un insieme di procedure, ma un’esperienza umana irriducibile a schemi ripetibili.
Essa si realizza in un rapporto vivo tra persone, fondato sull’ascolto, sulla relazione e sul dialogo. In questo senso, ogni tentativo di ridurre l’azione educativa a un sistema prevedibile o controllabile finisce per tradirne la natura.
Da qui deriva anche una critica implicita ai modelli semplificati e replicabili— del tipo stimolo-risposta o domanda-risposta — spesso utilizzati per descrivere i processi formativi.
Cesana mostra come la formazione della persona non possa essere ridotta e contratta in modelli chiusi, perché l’essere umano è costitutivamente aperto, libero, non determinabile fino in fondo.
Libertà, singolarità e responsabilità educativa
Se l’educazione non è riducibile a una tecnica, allora non può nemmeno essere standardizzata.
Da qui deriva una prima implicazione decisiva: ogni atto educativo è, in fondo, irripetibile.
Non esistono protocolli validi in modo universale, perché ciò che è in gioco non è un comportamento da correggere, ma una persona da incontrare.
In questa prospettiva, la pedagogia diventa essenzialmente relazione: ascolto autentico, dialogo reale, capacità di lasciarsi interpellare dall’altro. Non si tratta semplicemente di applicare strumenti didattici, ma di costruire un rapporto in cui l’educatore riconosce l’altro come soggetto libero e non come oggetto di intervento. È qui che la critica agli schemi domanda-risposta acquista forza: tali modelli, pur utili in contesti limitati, risultano insufficienti quando si tratta della formazione della persona, perché presuppongono una prevedibilità che l’esperienza umana non possiede.
L’azione educativa, allora, si configura come un processo di individualizzazione dei percorsi. Non nel senso di un relativismo disordinato, ma come attenzione concreta all’identità irripetibile di ciascuno. Educare significa aiutare ogni persona a sviluppare sé stessa secondo la propria singolarità, valorizzando inclinazioni, domande, tempi e modalità proprie. Questo comporta una responsabilità più esigente per l’educatore: non basta conoscere metodi, occorre saper giudicare la situazione concreta, adattando continuamente il proprio intervento.
L’infinità della persona contro ogni riduzionismo
L’educazione dunque è – come anticipato – segnata da due dimensioni fondamentali: l’infinità, cioè l’apertura della persona a un significato che supera ogni riduzione e la libertà, intesa come capacità di aderire consapevolmente alla realtà e al proprio percorso umano.
Questa prospettiva restituisce all’atto educativo una profondità spesso dimenticata: educare non significa “produrre risultati”, ma accompagnare una persona nella scoperta della propria identità e del senso della vita.
Il tono del libro è accessibile ma mai banale. Giancarlo Cesana alterna riflessioni teoriche a osservazioni concrete, rendendo il testo fruibile anche a chi non ha una formazione specialistica. Tuttavia, la sua posizione è chiara e non neutrale: propone una visione dell’uomo che rifiuta ogni riduzionismo e rivendica la centralità dell’esperienza personale.
Nelle sue 160 pagine Ed io che sono? è un libro che provoca più che spiegare. Non offre ricette educative, ma invita a ripensare radicalmente il significato dell’educazione stessa.
Proprio per questo è particolarmente indicato per insegnanti, educatori e genitori che non vogliono limitarsi a “metodi”, ma interrogarsi sul senso profondo del loro agire.
Il contributo di Giancarlo Cesana consiste dunque nel richiamare con forza che educare non è applicare schemi, ma incontrare persone. Proprio per questo, ogni autentica azione educativa è unica: nasce da una relazione irripetibile e si sviluppa come un percorso che valorizza l’identità singolare di ciascuno. In un contesto spesso dominato da logiche standardizzanti, questa posizione rappresenta una provocazione significativa e operativamente feconda.
Francesco Provinciali
(Fondazione Varenna per l’infanzia e l’adolescenza)
