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All’orizzonte le primarie del malumore

Il centrosinistra si prepara alla sfida tra Schlein e Conte, ma senza entusiasmo condiviso. Il nodo della leadership rischia di trasformare le primarie in un doloroso sacrificio.

Rischiano di essere le primarie del malumore. Mano a mano che si avvicina il traguardo della fine della legislatura, il centrosinistra, o campo largo che dir si voglia, sperimenta tutti i modi per presentarsi al voto nel modo migliore.

Inevitabilmente, si trova a fare i conti col dilemma della leadership, immaginando che l’unico modo di risolverlo sia quello di andare alla conta tra i due leader più gettonati (Schlein e Conte), i quali si avviano a quell’appuntamento con un alto, altissimo grado di fiducia nel metodo scelto e, soprattutto, nel loro stesso carisma.

Impresa che potrà anche riuscire loro, ma che si presenta accompagnata da un rumore di sottofondo che non promette molto di buono. Infatti non c’è nessun entusiasmo da parte di tutti gli altri. Anzi, i più hanno cercato di inventare mille modi per evitare di trovarsi davanti a quel bivio.

Nel suo insieme, l’opposizione sembra non amare più di tanto il modello di sfida a cui si sta preparando. Se per la destra l’enfasi sul(la) leader somiglia a un ballo a corte, dalla parte opposta appare, invece, come una sorta di doloroso sacrificio.

Ora, può darsi che, cammin facendo, gli umori possano cambiare e forse perfino capovolgersi, ma celebrare le primarie accompagnati da uno stato d’animo così evidentemente scettico non promette molto.

A meno che il carisma nascosto dei candidati non possa fare la differenza strada facendo, ipotesi che tuttavia non appare probabilissima in un contesto in cui, però, il gioco delle previsioni somiglia ormai a una roulette russa.

Fonte: La Voce del Popolo – 8 ottobre 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]