Home GiornaleAmerica, svolta sulla Russia. Trump ora ha l’arma per colpire Mosca

America, svolta sulla Russia. Trump ora ha l’arma per colpire Mosca

Il Congresso approva il più importante pacchetto di sanzioni dal 2024. Nel mirino energia, banche e “flotta ombra”, nonché Paesi che continuano ad acquistare petrolio e gas russi. Ora la scelta passa alla Casa Bianca.

Il segnale arrivato da Washington è difficile da sottovalutare. A tarda notte (per l’Italia) la Camera dei rappresentanti ha approvato con 262 voti favorevoli e 159 contrari il “Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026”, già passato al Senato il mese scorso. Il provvedimento arriva ora sulla scrivania di Donald Trump per la firma. 

È il passaggio più rilevante compiuto dal Congresso sul dossier ucraino dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. E segna, almeno sul piano politico e legislativo, un cambio di passo nei confronti di Vladimir Putin.

L’arma dell’energia

Il cuore del provvedimento è l’attacco alle fonti di finanziamento della macchina bellica russa. Le nuove misure riguardano banche, settore energetico e della difesa, funzionari russi e soprattutto la cosiddetta “flotta ombra”, il sistema di petroliere attraverso il quale Mosca cerca di aggirare le sanzioni occidentali. 

Ma la novità più pesante va oltre i confini della Federazione Russa. Trump potrà utilizzare dazi fino al 100 per cento contro i maggiori Paesi che continuano ad acquistare petrolio e gas russi. La pressione americana, dunque, potrà investire direttamente giganti come Cina e India, restringendo i mercati dai quali Mosca ricava una parte essenziale delle proprie entrate. 

È questa l’arma che finora mancava: non limitarsi a sanzionare la Russia, ma rendere molto più costoso per gli altri Paesi continuare a finanziarne indirettamente l’economia energetica.

Una maggioranza a trazione repubblicana

Politicamente il voto presenta anche un elemento inconsueto. A favore si sono pronunciati 203 repubblicani e 58 democratici, mentre la leadership democratica ha contestato l’ampiezza dei poteri tariffari affidati al presidente. Solo sette repubblicani hanno votato contro. 

Il pacchetto porta il nome del senatore repubblicano Lindsey Graham, scomparso lo scorso luglio, che per oltre un anno aveva lavorato alla costruzione di questa risposta economica a Mosca. Trump aveva infine dato il proprio assenso politico all’operazione. 

Adesso tocca a Trump

È dunque una svolta? Sul piano legislativo certamente è un cambiamento significativo; sulla strategia effettiva bisogna attendere l’applicazione. Il Congresso consegna infatti a Trump strumenti molto più incisivi, ma la loro efficacia dipenderà dalle decisioni della Casa Bianca e dall’uso delle facoltà previste dalla legge.

Ed è proprio qui che si apre la fase politicamente più interessante. Trump ha costruito buona parte della propria iniziativa sull’Ucraina sulla possibilità di trattare direttamente con Putin. Adesso dispone anche della leva opposta: minacciare il Cremlino sul terreno che più conta, quello delle entrate energetiche e dei suoi rapporti commerciali internazionali.

Il messaggio partito da Washington è comunque nuovo. Il negoziato resta sul tavolo, ma accanto alla diplomazia compare una pistola economica carica. Ora sarà Trump a decidere se — e contro chi — premere il grilletto.