È una novità interessante, dicevamo ieri, il fenomeno Talarico. Il giovane candidato dem, che sfida in Texas i repubblicani per il seggio al Senato federale, si mostra capace infatti di parlare all’America profonda usando un linguaggio religioso, popolare e morale, senza cadere nel fanatismo evangelical. Ciò merita un approfondimento, perché dietro questo “fenomeno” emerge qualcosa di più importante: il possibile ritorno negli Stati Uniti, dopo l’infatuazione del wokismo, di una sorta di “religione civile democratica”.
La matrice presbiteriana americana
Cosa rappresenta la tradizione presbiteriana? Negli Stati Uniti ha avuto un peso enorme nella formazione delle classi dirigenti, delle università, dell’etica pubblica e persino dell’idea americana di responsabilità civica.
Espressione del calvinismo scozzese, il presbiterianesimo unisce rigore morale, centralità dell’istruzione, disciplina personale e forte senso comunitario. È un cristianesimo riformato meno emozionale rispetto all’evangelicalismo pentecostale oggi dominante nel Sud americano. Più sobrio, più razionale, più legato all’idea che la fede debba produrre responsabilità pubblica.
Non è un caso che presidenti come Woodrow Wilson o George H. W. Bush provenissero da quell’ambiente culturale. In America il presbiterianesimo ha spesso rappresentato il volto “istituzionale” del protestantesimo: patriottico, colto, incline al compromesso democratico e alla costruzione della comunità nazionale.
La sfida al monopolio religioso della destra
Negli ultimi vent’anni il Partito Repubblicano ha quasi monopolizzato il linguaggio religioso. Trumpismo ed evangelicalismo nazionalista hanno trasformato il cristianesimo in un elemento identitario e culturale: Dio, patria, confini, guerra culturale.
Talarico prova invece a riaprire un’altra tradizione americana. Quando parla di Vangelo, istruzione pubblica, sanità, lotta alla povertà o dignità del lavoro, propone un cristianesimo sociale che ricorda, per certi aspetti, alcune esperienze europee del cattolicesimo democratico.
È qui che il fenomeno diventa interessante anche fuori dagli Stati Uniti. Per anni il progressismo occidentale ha considerato il linguaggio religioso quasi un problema da evitare. Talarico sembra sostenere l’opposto: senza una dimensione morale condivisa, la democrazia rischia di diventare soltanto conflitto identitario permanente.
Il nodo cattolico e il voto latino
Il vero banco di prova resta però il Texas cattolico. Lo Stato ospita milioni di latinos, in larga parte di origine messicana e di tradizione cattolica. Per molto tempo questo elettorato è stato vicino ai Democratici. Negli ultimi anni, però, una parte consistente dei latinos si è spostata verso i Repubblicani, attratta dal conservatorismo culturale, dal tema della sicurezza e da una crescente insofferenza verso le élite progressiste.
Talarico potrebbe interrompere questa tendenza. Non parla ai latinos soltanto come minoranza etnica, ma come comunità religiosa e popolare. Il suo linguaggio sulla solidarietà, sul lavoro, sulla dignità familiare e sulla responsabilità sociale entra in contatto con sensibilità profondamente radicate nel cattolicesimo americano.
Naturalmente le distanze restano. Su aborto, diritti civili e bioetica molti cattolici texani continuano a guardare con diffidenza i Democratici. Tuttavia qualcosa si muove. Per la prima volta dopo anni un democratico texano tenta di contendere alla destra il monopolio del discorso religioso.
Un laboratorio politico globale?
Il “caso Talarico” potrebbe dunque superare i confini americani. Perché pone una domanda destinata a tornare anche in Europa: è possibile una politica progressista che non rinneghi la dimensione religiosa? Può esistere una fede civile democratica alternativa sia al populismo identitario sia al laicismo radicale?
Nel Texas trumpiano, il giovane democratico presbiteriano sta tentando proprio questo esperimento. E forse il resto dell’Occidente, abituato comunque al discorso sulla laicità della politica, farebbe bene a osservarlo con attenzione. E il discorso vale anche per l’Italia dove la tradizione del “cristianesimo democratico” rappresenta pur sempre una radice robusta della vita civile e politica, sebbene in presenza di una estesa secolarizzazione.
