Milano, 2 giu. (askanews) – Un ragazzo investito nella periferia ovest di Milano. Un incidente che forse incidente non è. Da qui prende avvio Morte e miracoli del numero 3, il nuovo romanzo di Franco Vanni pubblicato da Baldini+Castoldi, terza indagine dedicata al giornalista investigatore Steno Molteni.
A intuire che dietro la morte del giovane calciatore si nasconda qualcosa di più oscuro sono proprio Molteni e il suo inseparabile amico Raffaele Cinà, poliziotto soprannominato Scimmia. Seguendo piste sempre più intricate, i due si muovono tra i campi della Serie D nella provincia comasca e gli ambienti esclusivi degli hotel di lusso milanesi, entrando nei meccanismi opachi del calcio contemporaneo.
Nel romanzo di Vanni il pallone è molto più di uno sport: è un territorio attraversato da interessi economici, rivalità, violenza ultras e procuratori senza scrupoli. Ma soprattutto è il luogo in cui si concentrano speranze e illusioni di ragazzi stranieri e famiglie intere che cercano nel calcio un’occasione di riscatto sociale e un senso di appartenenza.
Con una scrittura asciutta e concreta, maturata in oltre vent’anni di cronaca nera, giudiziaria e sportiva, Vanni costruisce un noir teso e realistico, capace di raccontare le contraddizioni di un mondo dove il successo convive con il fallimento e dove la ricerca della verità si intreccia continuamente con il desiderio di sopravvivere.
Giornalista de “La Repubblica”, Franco Vanni ha esordito nella narrativa con Il clima ideale, premiato al Festival du Premier Roman de Chambéry. Parallelamente ha firmato saggi dedicati alla finanza e al calcio, tra cui Il calcio ha perso, scritto con Matteo Spaziante. Il personaggio di Steno Molteni, apparso per la prima volta nel 2018 con Il caso Kellan e tornato l’anno successivo in La regola del lupo, è stato citato da Luca Crovi nella Storia del giallo italiano.
Con Morte e miracoli del numero 3, Vanni conferma la sua capacità di trasformare la cronaca in letteratura noir, usando il calcio come lente per osservare paure, ambizioni e fragilità della società contemporanea.
